Hamas minaccia l'intifada

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:31

Non si fa attendere la risposta di Hamas a quella che per ora è solo una provocazione di Donald Trump: il riconoscimento, da parte Usa, di Gerusalemme come capitale di Israele. Tale mossa, avverte l'organizzazione paramilitare forte a Gaza, come anche l'eventuale spostamento nella Città Santa dell'ambasciata americana a Tel Aviv “sarebbe visto come un attacco alla città da parte degli Stati Uniti“.

Minaccia

Mettiamo in guardia da tali sviluppi – aggiunge Hamas – e facciamo appello al popolo palestinese di rilanciare l'intifada se queste ingiuste decisioni riguardo Gerusalemme fossero adottate”. Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele e il trasferimento dell'ambasciata avrebbero l'effetto – secondo Hamas – di garantire ad Israele “una copertura per portare avanti i propri crimini, fra cui la 'ebraicizzazione' della città e lo svuotamento della popolazione palestinese“.

L'allarme turco

Contro l'iniziativa di Trump si è schierato anche un alleato chiave della Nato in Medio Oriente: la Turchia. Secondo il vice premier Bekir Bozdag un eventuale riconoscimento da parte degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale di Israele “sarebbe un disastro”. Secondo Ankara questa mossa distruggerebbe “il processo di pace” e “aprirebbe la via a nuove agitazioni” nella regione. “Se altri passi verranno intrapresi per Gerusalemme, il cui status è protetto da accordi internazionali, il risultato sarebbe un disastro”, ha detto Bozdag, facendo sapere che sul tema c'è stata anche una telefonata tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello palestinese Abu Mazen.

Ore calde

Trump potrebbe annunciare il riconoscimento nei prossimi giorni. Una decisione di questo tipo difficilmente infatti non verrà considerato un vero e proprio affronto dai palestinesi, secondo i quali Gerusalemme est dovrebbe essere la capitale del loro futuro Stato. Il presidente palestinese Abu Mazen lo ha detto chiaramente: il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele potrebbe distruggere i nascenti sforzi di pace di Washington nell'area del Medio Oriente. “Costituirebbe una minaccia per il futuro del processo di pace ed è inaccettabile” ha spiegato senza mezzi termini.

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