Golpe fallito, in Turchia inizia il processo contro 60 presunti gulenisti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:41

Inizia a Istanbul il primo processo contro presunti partecipanti al colpo di Stato, poi fallito, del 15 luglio per rovesciare il governo del presidente Recep Tayyip Erdogan: alla sbarra vi sono 28 poliziotti. Altri giudizi sono stati già avviati in altre province della Turchia, come a Denizli, dove gli imputati sono circa 60.

Il processo verrà celebrato nel più grande tribunale della Turchia, un edificio che si trova di fronte alla prigione di Silivri dove già si trovano diversi dei 29 imputati. Di questi, 21 rischiano condanne all’ergastolo se giudicati colpevoli di “tentativo di rovesciare l’ordine costituzionale”, “tentativo di rovesciare il governo o di impedirgli di svolgere i suoi doveri”. Gli altri 8 rischiano condanne fino a 15 anni di carcere per “appartenenza ad organizzazione terroristica armata”.

La regia del colpo di stato del 15 luglio scorso, costato la vita a 270 persone e con 2.000 feriti, è attribuita da Ankara al predicatore islamico Fethullah Gülen, in esilio negli Stati Uniti, di cui la Turchia ha chiesto l’estradizione.

Si tratta di un predicatore e politologo progressista che un tempo aveva condiviso con Erdogan il sogno di un’adesione di Ankara all’Unione europea. I rapporti tra i due hanno iniziato a incrinarsi nel 1999 quando Gulen ha scelto la via dell’esilio volontario in America e si sono bruscamente interrotti nel 2013, a seguito della maxi inchiesta sulla corruzione che ha coinvolto alcuni esponenti del governo turco.

Il suo movimento (Hizmet, il “servizio) controlla associazioni professionali e studentesche, organizzazioni caritatevoli, aziende, scuole, università, radio, televisioni e quotidiani. Molto influente è poi sistema mediatico collegato: da “Zaman“, uno dei quotidiani più stampati in Turchia, alla rivista”Aksyion” fino all’agenzia di stampa “Cihan”. Oltre ad alcune emittenti televisive, come Samanyolu TV e Mehtap TV. L’imam ha inoltre interessi in moltissimi settori, compreso quello della finanza dove gestisce Bank Asya che offre prodotti senza interessi secondo i dettami dell’Islam.

Un vero e proprio impero che spaventa Erdogan. E infatti Gulen, già prima del golpe fallito, era già considerato il nemico numero uno da Ankara. Il politologo è anche la principale causa del raffreddamento dei rapporti con gli Stati Uniti, storici alleati (la Turchia è membro della Nato).

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