Giustizia sommaria, l’Onu invoca un’inchiesta contro Duterte

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Guai in vista per il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. Infatti l’alto commissario per i diritti umani dell’Onu, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha chiesto alle autorità filippine di aprire un’inchiesta contro il presidente Duterte, in seguito alle dichiarazioni fatte nei giorni scorsi, in cui affermava di aver ucciso con le proprie mani tre criminali quando era sindaco di Davao.

E’ quanto si legge in un comunicato delle Nazioni Unite da Ginevra, col quale Zeid esorta il governo di Manila anche a esaminare “la spaventosa epidemia di esecuzioni sommarie” nell’ambito della “guerra alla droga” lanciata da Duterte e costata almeno 6 mila morti in sei mesi. La magistratura filippina “deve dimostrare il suo impegno al rispetto della legge e la sua indipendenza dall’esecutivo lanciando un’inchiesta sugli omicidi”, ha scritto l’alto commissario delle Nazioni Unite, aggiungendo che “è impensabile” non farlo “quando qualcuno ha apertamente ammesso di essere un killer”.

La settimana scorsa, in un comizio, Duterte ha detto di aver partecipato al fianco della polizia a uno scontro a fuoco con tre sospetti rapitori a Davao nel 1988, in cui i tre furono uccisi. Ha poi anche confessato che, nel suo passato da sindaco, andava in giro in moto di sera in cerca di criminali da uccidere, in modo da dare l’esempio alla polizia. Le sue dichiarazioni sono state sminuite da suoi alti collaboratori, secondo cui il presidente spesso esagera per far presa sul suo pubblico. Non è la prima volta che l’Onu critica i metodi di Duterte. Dopo le rimostranze del segretario generale Ban Ki-moon per gli abusi della guerra al narcotraffico, alcuni mesi fa, Duterte minacciò di ritirare le Filippine dall’organizzazione, da lui definita “inutile”.

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