Frontalieri, la proposta di Bruxelles: la disoccupazione pagata dallo Stato in cui hanno lavorato

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Brutta batosta in arrivo per i Paesi che danno lavoro ai frontalieri. Infatti, a pagare la loro disoccupazione potrebbe non essere più lo stato di residenza, ma il Paese dove ha prestato la sua opera il lavoratore nell’ultimo anno. La proposta – arrivata direttamente dalla Commissione europea – potrebbe significare un repentino cambiamento delle regole sui sistemi di previdenza sociale, all’interno dei quali è iscritta anche la disoccupazione.

Se questa proposta dovesse andare in porto, avrebbe pesanti conseguenze finanziare per la Svizzera, nell’ordine di diverse centinaia di milioni di franchi di costi supplementari. Oggi infatti i 314 mila frontalieri che lavorano nella Confederazione pagano i loro contributi in Svizzera, ma ricevono le indennità dal loro Paese di residenza. In cambio la Confederazione versa allo Stato di residenza un indennizzo pari a 3 mesi di disoccupazione per chi ha lavorato meno di un anno o a 5 mesi per chi ha lavorato di più. Un sistema che va a vantaggio della Svizzera: nel 2015 Berna ha infatti incassato contributi di frontalieri per un totale di 418 milioni di franchi e ne ha versati solo 193. L’Unione europea potrebbe estendere almeno a 12 mesi questo onere che, secondo le prime stime, costerebbe alcune centinaia di milioni di franchi alle casse della Svizzera.

Come era prevedibile, non sono mancate le reazioni, soprattutto nei cantoni dove c’è un’alta concentrazione di lavoratori transfrontalieri. Christian Vitta, titolare delle Finanze ticinesi, ha infatti chiesto che su questo tema venga aperto un dibattito a livello federale. Per il consigliere nazionale della Lega, Lorenzo Quadri, l’unica soluzione è quella di disdire, da parte della Svizzera, l’accordo sulla libera circolazione.

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