Essere gay non è più reato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:40

In India essere gay non è più reato. Con una sentenza storica la Corte suprema del Paese asiatico ha, infatti, cancellato la sezione 377 del codice penale, che da 157 anni puniva con il carcere l'omosessualità, definendola una “offesa contro natura”. 

La decisione

Il collegio, composto da cinque giudici, era presieduto da Dipak Misra. “Criminalizzare l'omosessualità è irrazionale e indifendibile“, ha osservato il presidente, illustrando il verdetto. 

Clamore

Fuori dalla sede della massima istanza giurisdizionale indiana, la folla ha accolto con gioia la sentenza. “E' a nostro favore!” ha urlato una donna, secondo quanto riportato dal Guardian.  La notizia è stata appresa captando il messaggio giunto a un giornalista che stava seguendo la vicenda. “E' stato allora che abbiamo scoperto che la legge era stata cancellata”. “E' una cosa positiva – ha raccontato un giovane al quotidiano britannico – c'è ancora tanto lavoro da fare ma è un piccolo passo. Per il nostro Paese non siamo più criminali”. 

I passaggi giudiziari

La sentenza della Corte suprema chiude decenni di lotte per la depenalizzazione dell'omosessualità. I primi casi portati davanti alla giustizia nel 1994 e nel 2001 si erano impantanati tra le lungaggini della macchina giudiziaria, finendo col rimbalzare da un tribunale all'altro. Nel 2009 una decisione dell'Alta corte di Nuova Delhi aveva portato a una prima abrogazione della sezione 377, che, secondo i giudici della capitale, violava i diritti alla vita, all'uguaglianza e alla libertà affermati dalla costituzione indiana. Tale sentenza fu però annullata quattro anni dopo dalla stessa Corte suprema. Secondo i magistrati, infatti, tale disposizioni venivano applicate raramente e a un numero poco rilevante di cittadini. Di conseguenza non si poteva dire che esse violassero la costituzione indiana. L'ultimo passaggio, di questa lunga vicenda, è iniziato nel 2017, con il riconoscimento del diritto alla privacy da parte della Corte suprema e lo sconfessamento della decisione del 2013 da parte di 5 giudici.

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