Erdogan: “L'Austria vuole una guerra di religione”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:35

La chiusura delle moschee e l'espulsione degli imam porteranno alla “guerra di religione“. E' quanto ha avvertito il presidente turco Recep Tayyp Erdogan dopo che il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha annunciato la chiusura di 7 moschee e l'espulsione di “vari” imam finanziati dall'estero. 

Una guerra di religione

Erdogan, durante un discorso a Istanbul, ha dichiarato che il provvedimento varato dal cancelliere ha un carattere “anti-islamico” e ha promesso una risposta, sottolineando che queste azioni portano alla “guerra di religione”. “Loro dicono di voler buttare fuori i nostri religiosi. Credete forse che noi non reagiremo se faranno una cosa del genere?“, ha afferamto il presidente turco durante il suo discorso. Inoltre, ha giudicato il provvedimento un “risultato di un'ondata populista, islamofoba, razzista e discriminatoria in un Paese, l'Austria, nel quale vivono almeno 360.000 persone di origine turca, 117.000 delle quali hanno nazionalità turca”. 

Il provvedimento di Kurz

La decisione di chiudere le moschee è legata a un'inchiesta su alcune foto, spuntate ad aprile, in cui si vedevano bambini vestiti da soldati ottomani che ricreavano la campagna di Gallipoli, una delle battaglie emblematiche dell'impero ottomano. Le scene erano state registrate all'interno di una delle principali moschee di Vienna, legata alla comunità turca. “Società parallele, l'islam politico e la radicalizzazione non hanno posto nella nostra società”, ha spiegato il giovane cancelliere conservatore, alla guida di un governo insieme al Fpoe del populista di destra Heinz Christian Strache. Le foto erano state pubblicate dal settimanale di centro-sinistra Falter e avevano avuto ampia eco nella politica austriaca: mostravano i ragazzini, in uniforme mimetiche che marciavano, sventolavano bandiere, poi si fingevano morti con il drappo turco sui corpi. La moschea nell'occhio del ciclone è gestita dall'Unione islamico-turca d'Austria, direttamente legata alla Direzione turca degli Affari religiosi (Diyanet). La stessa organizzazione turca all'epoca aveva preso le distanze dalla rievocazione storica.

 

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