Emergenza abusi in Gran Bretagna

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:56

Dietro la sequela di casi di stupri e abusi sessuali rimasti impuniti negli ultimi anni, secondo un’inchiesta del Guardian, ci sarebbero denunce prese sottogamba o registrate in modo inaccurato: il 10% sono state archiviate perché raccolte in modo scorretto.

Aumento delle denunce

“Impennata delle molestie e delle aggressioni a sfondo sessuale nelle stazioni e sui treni della tentacolare quanto affollata metropolitana di Londra – riferisce l’Ansa -. Lo segnalano i dati aggiornati della British Transport Police”. Stando solo ai casi registrati, il fenomeno risulta essere sempre più allarmante: con un aumento delle denunce del 42% negli ultimi 5 anni (dalle 844 del 2015-16 alle 1.206 del 2018-19). La polizia imputa una parte delle denunce in più alle campagne lanciate in questo periodo per incoraggiare le donne (vittime in larga prevalenza di maniaci e molestatori) a venire allo scoperto. “Ma le attiviste di varie ong britanniche anti-violenza e femministe sottolineano come in realtà l'aumento dei casi sia reale e i dati ufficiali restino ampiamente sottostimati, invocando una maggiore presenza di agenti, più tutele per chi denuncia e più rigore nelle indagini e nella punizione dei responsabili – sottolinea l’Ansa -. La linea della cosiddetta “tube” col numero di abusi censiti nettamente più alto è la Central: linea segnata dal colore rosso che attraversa il cuore di Londra”.

10% di archiviazioni ingiustificate

Denunce prese sottogamba da molti dipartimenti di polizia e autorità inquirenti o registrate in modo inaccurato e sbrigativo: emerge un quadro preoccupante dietro la sequela di casi di presunti stupri e abusi sessuali rimasti impuniti negli ultimi anni in Gran Bretagna, secondo un'inchiesta condotta dal Guardian. Inchiesta che svela come “migliaia di vittime”, in stragrande maggioranza donne, non abbiano avuto giustizia a causa d'imprecisioni investigative o inazione. L'inchiesta parte dai dati rilevati dall'Ispettorato generale del Regno (HMICFRS) che certificano oltre un 10% di denunce archiviate semplicemente perché raccolte in modo scorretto fin dall'inizio. In particolare nei casi di vittime con problemi di salute mentale, di tossicodipendenza o schiave di trafficanti vari. Ma purtroppo non è tutto, evidenzia LetteraDonna. Fra il 2016 e il 2019 risulta che soltanto tre dei 34 comandi territoriali di polizia del Regno chiamati a farlo abbiano trasmesso all'Ispettorato dati accurati e completi sui fascicoli aperti per sospetti di violenza sessuale. E fra questi, 552 su 4.900 si sono rivelati viziati da negligenze. Proiettando questa sola percentuale sul totale degli stupri denunciati nel triennio nel Paese (circa 150 mila), il giornale calcola un minimo di 10 mila casi potenzialmente cestinati a causa di inadempienze investigative varie. I vertici della polizia ammettono le lacune, pur sottolineando come il numero delle denunce e delle indagini sia significativamente cresciuto dal 2014 in avanti. Vera Baird, responsabile di un'authority per la tutela delle vittime in Inghilterra e Galles, si è detta però “preoccupata” nel timore di “un'archiviazione accidentale” di troppi casi. Tanto più che la violenza sessuale è spesso “un crimine seriale”, nota: e chi lo commette, se resta libero, può facilmente riprovarci.

Codice rosso

In due anni in Italia le denunce per stalking sono dimezzate: da 13.177 a 6437. E’ boom del sommerso: in Italia 8 donne su 10 non denunciano il persecutore. Per l’Istat in Italia una donna su 5 è stata perseguitata nella vita. Pochi giorni fa il Parlamento ha approvato il Codice rosso con nuove misure contro la violenza di genere. Il Dipartimento per le Pari opportunità ha stanziato 37 milioni di  euro per il “Piano nazionale sulla violenza degli uomini contro le donne”. Massimo Lattanzi coordina l’Associazione italiana di psicologia e criminologia e fondatore dell’Osservatorio nazionale stalking (www.offender.eu). Secondo le ultime ricerche, nel 70% dei casi le vittime sono donne e nel 55% dei casi il colpevole è un ex fidanzato o ex marito. Tra i persecutori aumentano vicini o colleghi. In 1 caso su tre il reato di stalking è l’anticamera della violenza fisica sulle donne fino al femminicidio. Dal 2009 in alternativa alla denuncia le legge (articolo 612 bis del Codice penale) prevede un percorso più veloce: l’ammonimento, cioè la possibilità di rivolgersi direttamente al questore che, ascoltata la vittima attraverso le forze dell’ordine, avvia i riscontri di quanto dichiarato. Entro 15 giorni può scattare il provvedimento che impone allo stalker il divieto di avvicinarsi. Ma se a valutare il disagio ci sono persone prive di adeguata formazione sulla violenza di genere, si tende a minimizzare.

Corsia preferenziale

La sentenza di primo grado per stalking arriva in media dopo due anni. Senza un supporto psicologico, lo stalker torna a colpire: il 40% è recidivo. Se lo stalker è incensurato, il suo difensore in genere cerca un accordo con la controparte: risarcimento della vittima in cambio del ritiro della querela. Il nuovo Codice rosso approvato dal Parlamento introduce una corsia preferenziale per le denunce di stalking per impedire che restino due, tre settimane sulle scrivanie delle forze dell’ordine prima di arrivare ai pubblici ministeri che devono indagare e valutare il rischio a cui è esposta la vittima. Il 13 luglio a Savona è stata uccisa dall’ex marito Deborah Ballesio: lo aveva denunciato 19 volte dopo che lui aveva dato fuoco al suo locale.

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