Danimarca, boom delle sinistre: trionfa Frederiksen

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:32

Colpo dei socialdemocratici in Danimarca che, secondo gli exit poll diffusi dalle emittenti pubbliche TV2 e DR, avrebbero conquistato tra il 25% e il 26% dei consensi, contribuendo a far piazzare le forze di centrosinistra davanti a tutti e anche in posizione di maggioranza assoluta, con 90 seggi sui 179 del Parlamento danese. Crollo verticale (nella misura di oltre il 20% e di 21 seggi, passando da 37 a 16) per il Partito del Popolo danese guidato da Kristian Thulesen Dahl, schieramento anti-immigrati e, in queste elezioni, al fianco della coalizione del centrodestra del premier Lars Lokke Rasmussen (Partito liberale) grande sconfitto della tornata elettorale (in realtà guadagnerebbe anche consensi, passando a +3,9% rispetto al 2015 ma perdendo il passo sommando il suo risultato a quello del resto della coalizione che, di fatto, vale il naufragio) e, dati alla mano, pronto a lasciare il passo alla leader socialdemocratica Mette Frederiksen.

Cambiamento in Danimarca

Per la 41enne si apre il non facile compito di reimpostare la politica danese in base alle nuove aspettative della cittadinanza che, nonostante abbia improntato la maggior parte delle proprie preoccupazioni finora sul tema dell'immigrazione (mantra politico che aveva caratterizzato il governo di Rasmussen), si trova ora orientata su altre problematiche, prima fra tutte l'emergenza climatica. Un tema, questo, che interessa in particolar modo le fasce giovanili della popolazione, visto che un elettore su tre fra i 18 e i 35 anni, in base ad alcuni sondaggi, ritiene più urgente la difesa della Terra contro il surriscaldamento globale piuttosto che la gestione della politica migratoria. Ed è un tema, questo, che probabilmente ha consentito ai partiti di sinistra di sfondare laddove avevano perso terreno, centrando un governo di maggioranza assoluta che in Danimarca non si vedeva da tempo. Merito anche, secondo Frederiksen, di un bacino di elettori “socialdemocratici che avevano lasciato il partito perché non approvavano la nostra politica migratoria e che ora tornano”. Nel senso che, di pari passo alle politiche ambientali, resterà alta la vigilanza su quella migratoria, con particolare attenzione e restrizione all'ingresso di stranieri. E la leader socialdemocratica porta anche il vessillo della discontinuità in un Paese che, negli ultimi 18 anni, ha visto il Partito liberale alla guida del Paese per ben 14.

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