Colloquio Trump-Erdogan su Afrin

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:00

E'previsto per oggi un colloquio telefonico tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e quello americano Donald Trump sull'offensiva lanciata da Ankara per strappare ai curdi siriani del Pyd-Ypg l'enclave di Afrin, nel nord della Siria. A due giorni dal faccia a faccia avvenuto in Francia tra il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu e il Segretario di Stato americano Rex Tillerson, ora saranno i due presidenti a discutere di quanto sta avvenendo nell'area.

Nervi tesi

Turchia e Stati Uniti hanno attraversato mesi di continue polemiche legate essenzialmente al ruolo dei curdi siriani del Pyd-Ypg in Siria, alleati per Washington ma terroristi per Ankara, che li ritiene una costola del Pkk, con cui è in guerra dal 1984. La decisione degli Usa di armare i curdi siriani lo scorso settembre ha incrinato i rapporti tra i due Paesi; tuttavia il picco della tensione è stato raggiunto dieci giorni fa, quando la Casa Bianca ha dichiarato di voler creare una forza di frontiera di 30 mila uomini nella Rojava, il territorio sotto controllo Pyd-Ypg nel nord est della Siria, isolato dall'enclave di Afrin dove è in corso attualmente l'offensiva denominata “Ramoscello d'ulivo“.

Le vittime

Negli scontri a fuoco si è, intanto, registrata la prima vittima turca. Un soldato è rimasto ucciso nelle scorse ore in scontri con le milizie curde dell'Ypg e presunti jihadisti dell'Isis nel villaggio frontaliero turco di Gulbaba, secondo quanto riferito dalle forze armate di Ankara. Nell'offensiva risultavano già decine di morti sia sul fronte curdo che tra le milizie siriane cooptate dalla Turchia, oltre che almeno 24 civili, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani.

Impasse diplomatica

Meno infuocato è il fronte diplomatico con gli Stati Uniti che si limitano a chiedere “moderazione“, l'Ue che esprime “preoccupazione” e il Consiglio di sicurezza dell'Onu che si è riunito lunedì senza però emettere alcuna condanna. La Russia sembra invece voltarsi dall'altra parte per tutelare il prezioso accordo per la seconda linea del Turkish Stream raggiunto il 19 gennaio scorso, qualche ora prima del lancio dell'offensiva turca su Afrin. 

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