Braccialetto elettronico per Cesare Battisti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 1:15

Non è ancora chiaro quale sarà la sorte dell'ex terrorista Cesare Battisti, membro di spicco dei Proletari armati per il comunismo (Pac) e condannato in Italia all'ergastolo per quattro omicidi: all'inizio del mese di ottobre, era stato arrestato per aver tentato, a detta degli agenti, di oltrepassare il confine con fra il Brasile (dove attualmente si trova) e la Bolivia cercando, secondo quanto contestato, di portare denaro all'estero. A seguito dell'episodio, le autorità brasiliane (nello specifico il Tribunale regionale federale di San Paolo) hanno confermato la linea della misura cautelare alternativa al carcere, predisponendo il braccialetto elettronico per l'ex Pac, ancora in attesa di una nuova udienza della Corte suprema che fornisca una parola definitiva sulla possiblità o meno di estradizione. Lo scorso 24 ottobre, i legali di Battisti avevano fatto appello all'habeas corpus in un estremo tentativo di scongiurare il rimpatrio: circostanza che ha di fatto creato un'impasse, avendo la Corte rinviato il giudizio a data non ancora certa.

La situazione

Rimane quindi in fase di stallo la posizione di Cesare Battisti, in attesa di un pronunciamento definitivo dell'Alta Corte anzi, probabilmente della plenaria composta da undici giudici (tra i quali Roberto Barroso, in precedenza legale dell'ex terrorista e, dunque, non chiamato a una decisione). La decisione di applicare la misura del braccialetto elettronico richiama quanto stabilito il 30 ottobre dal Supremo tribunale federale, il quale aveva inquadrato i ricorsi dei legali dell'ex terrorista come una serie di reclami costituzionali. Il giudice relatore, Luiz Fux, aveva concesso alla richiesta lo status di “reclamaçao”, aprendo di fatto a una nuova procedura processuale. Sulla possibilità di estradizione, perciò, il governo brasiliano ci va cauto: “Nulla sarà fatto prima della decisione dell'Alta Corte”, ha tagliato corto il ministro della Giustizia, Torquato Jardim.

Il caso Battisti

In Italia, come detto, Battisti è stato condannato per quattro omicidi commessi durante gli Anni di piombo ed è residente all'estero dal 1981, a seguito di un'evasione. In una recente intervista, concessa al Gr1 Rai, l'ex Pac aveva dato la sua versione del presunto tentativo di sconfinamento, sostenendo come “quel viaggio è stato una trappola… era tutto organizzato”. In quell'occasione, Battisti aveva parlato anche dei suoi trascorsi criminali, dicendo di provare “compassione” per le proprie vittime, definendo “una follia” la sua precedentemente condotta lotta armata. La prima richiesta di estradizione nei suoi confronti risale al 1991, dopo il suo arresto in Francia: lo status di rifugiato, in Brasile, gli è stato concesso il 13 gennaio 2009.

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