Bce, l'ultimo board di Mario Draghi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:14

E'una conferenza pacata quella di Mario Draghi, ma che mette sul tavolo quella che sarà l'eredità con cui fare i conti per chi raccoglierà il testimone della Banca centrale europea. Dall'approdo all'Eurotower a oggi, la linea del presidente uscente dell'istituto bancario dell'Unione è rimasta sostanzialmente coerente a quel “whatever it takes” che permise all'Europa, a detta dei più, a restare fedele ai suoi programmi cardine dal punto di vista monetario, primo fra tutti il mantenimento della moneta unica, anche nei periodi in cui la crisi economica ha fatto maggiormente traballare la stabilità dell'Eurozona. La Bce di Draghi lascia i tassi a zero, sia quello principale che quello sui prestiti marginali, fermo allo 0,25%, così come quello sui depositi a -0,50%. Una battaglia, questa, che ha portato avanti fino alla fine del mandato, restando forse il punto più dibattuto dei suoi otto anni da governatore: “Il giudizio complessivo sui tassi negativi è positivo. I miglioramenti dell'economia hanno più che bilanciato gli effetti indesiderati negativi”. E, a tal proposito, ha ricordato che “i rischi per l'economia sono al ribasso”.


L'ultima conferenza di Mario Draghi da governatore della Bce –
Video © European Central Bank

Il board

L'ultimo board da presidente della Bce è anche un'occasione per tirare le somme, tra consapevolezza e nessun desiderio di dare consigli a chi verrà dopo di lui: “Mi sento come qualcuno che ha cercato di rispettare il mandato nel miglior modo possibile… Se c'è una cosa di cui sono orgoglioso è aver sempre perseguito il mandato. Mai gettare la spugna”. Per Christine Lagarde “non servono consigli, sa perfettamente cosa fare e ha molto tempo davanti a sé”, così come non serve guardarsi indietro e recriminare su eventuali errori o, magari, obiettivi non centrati: “Mi concentro sempre sulle cose che si possono fare, non su quelle che non possono cambiare. Non puoi cambiare la storia a meno che tu non sia uno storico”. Il futuro quindi: Draghi difende l'ultimo pacchetto di manovre, a cominciare dall'osteggiato (al Nord) Quantitative easing 2, annunciato a settembre e pronto a partire dal mese prossimo. Anzi, a ripartire: “Purtroppo, tutto ciò che è accaduto dalla decisione di politica monetaria di settembre ha mostrato abbondantemente che la nostra determinazione ad agire tempestivamente era giustificata”.

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