Austria, Kurz trionfa alle politiche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:45

Fa incetta di voti Sebastian Kurz, il più giovane cancelliere d'Austria che, numeri alla mano, viaggia verso il clamoroso record di aver dato in pasto ai suoi rivali un distacco su cui riflettere a lungo. I popolari, infatti, si aggiudicano le elezioni politiche con un 37,1% che supera i socialdemocratici del Spoe di una quindicina di punti percentuali (22%, neanche malissimo stando ai sondaggi ma clamoroso in negativo in termini di passivo), praticamente doppiano i populisti dell'Fpoe (16,7%), ancora alle prese con le scorie dell'Ibizagate. In calo, ma di numeri modesti, l'affluenza alle urne: 76,6% contro l'80% del 2017. Una bella conferma per Sebastian Kurz, che rischia di piazzare un altro record nella bacheca della sua ancor giovane carriera politica e che, nondimeno, incassa un consenso non indifferente da parte degli austriaci: “Eravamo convinti che avremmo incassato un bel risultato – ha detto il cancelliere – ma un successo di questa portata non se lo aspettava nessuno”. Ora se la dovrà vedere con le alleanze, tema sempre delicato ma con una posizione negoziale di inaspettata forza.

Il crollo populista

Per chi festeggia, c'è anche chi è costretto a leccarsi le ferite: i populisti di Norbert Hofer, infatti, cedono quasi 10 punti rispetto alle scorse elezioni politiche, pagando quasi sicuramente lo scotto dell'Affare Ibiza, che pochi mesi fa ha portato alle dimissioni dell'allora vicecancellieri Heniz-Christian Strache, leader del Fpoe e travolto dallo scandalo portato dalla diffusione di un video che lo riprendeva con la presunta figlia di un oligarca russo, tale Aljona, intento di un ipotetico investimento di oltre 200 milioni di euro per l'acquisizione di quote della stampa austriaca con denaro di non specificata provenienza. Una botta da cui il partito non si è ancora ripreso e che il risultato elettorale certifica come ben più forte di quanto ci si aspettasse. Vanno decisamente meglio i Verdi, che raggiungono il 13% e si riappropriano dei propri posti in Parlamento.

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