ATTACCHI A BENGASI, LA CLINTON TESTIMONIERA’ AL CONGRESSO

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:58

Hillary Clinton testimonierà davanti alla Commissione al Congresso che sta indagando sugli attentati di Bengasi, in Libia, dell’11 settembre 2012 contro il consolato Usa e in cui morirono quattro americani tra i quali l’ambasciatore Christopher Stevens. La candidata democratica alle elezioni presidenziali del 2016 detta però le sue condizioni: fornirà la sua versione dei fatti una sola volta nella settimana del 18 maggio.

Ad annunciarlo è stato il legale dell’ex segretario di Stato. La concessione di Clinton non soddisfa però le richieste del presidente della Commissione Trey Gowdy, il repubblicano del South Carolina che voleva due testimonianze dall’ex first lady, una sugli attacchi a Bengasi e una sull’uso delle sue email mentre era al servizio dell’amministrazione Obama ricoprendo il ruolo ora svolto da John Kerry. Per David Kendall, l’avvocato di Clinton, “con tutto il rispetto, non ci sono basi, logica o precedenti per una richiesta così inusuale”.

Come riferisce il New York Times, Kendall ha detto che Clinton “è totalmente pronta a restare per la durata delle domande della Commissione nel giorno in cui lei testimonierà”. Sempre secondo il legale, “i membri della Commissione saranno in grado di decidere quanto vorranno focalizzarsi sulle morti tragiche di quattro americani a Bengasi, su quello che può essere fatto per mantenere al sicuro coloro che servono la nostra nazione e su quanto inviato via email” da Clinton. Un portavoce della Commissione a Capitol Hill, Jamal D. Ware, ha detto che l’offerta di Kendall è in corso di valutazione e che Gowdy indicherà poi “la strada futura” da seguire.

Il democratico del Maryland parte della Commissione, Elijah E. Cummings, ha fatto pressioni affinché la proposta venga accettata e la data dell’audizione sia fissata. “Trascinare ulteriormente questo processo nella stagione delle elezioni presidenziali sacrifica ogni occasione che gli americani hanno di vedere la questione come seria e legittima”. Clinton ha già testimoniato al Congresso sugli attacchi in Libia. Era il gennaio 2013, quando ancora era segretario di Stato. Ora però i repubblicani vogliono fare pressioni, soprattutto dopo le polemiche nate dalla controversa gestione delle sue email lavorative inviate da un account privato. Una mole enorme di quelle corrispondenze è stata consegna al dipartimento di Stato. Ma i dubbi degli scettici sorgono per le email che invece la donna in corsa per la Casa Bianca ha cancellato.

Anche sul piano politico per l’ex First Lady il momento non è dei migliori. La corsa verso la presidenza ha subito un lieve rallentamento dopo il boom iniziale. La Clinton è, infatti, in calo nei sondaggi. Secondo l’ultima rivelazione di Wsj e Nbc gli americani che non la vedono di buon occhio sono saliti dal 36% del mese scorso al 42%. L’ex first lady resta però saldamente in testa tra i democratici per le primarie, con il 72% delle preferenze. In campo repubblicano il 23% dei sostenitori indica in Jeb Bush la “prima scelta”. Dietro Marco Rubio e tutti gli altri.

A complicare i suoi piani c’è anche l’ufficializzazione della discesa in campo nelle fila repubblicane di Carly Fiorina, ex seo del colosso informatico di Hewlett Packard. “Mi candido. Penso di essere la migliore scelta per il posto perché so come funziona l’economia – ha detto durante il programma “Good Morning America” trasmesso dalla Abc – . So come funziona il mondo e conosco chi lo abita”. Così Carly Fiorina ha annunciato ieri la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, lato repubblicano, durante il programma “Good Morning America”, salotto televisivo della Abc.

 

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