Anche Israele contro al-Jazeera, “fiancheggia il terrorismo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:34

Anche Israele mette nel mirino al-Jazeera, definita un’emittente “fiancheggiatrice del terrorismo”. Il ministro delle Trasmissioni, Ayub Kara, ha annunciato l’intenzione di oscurare la tv qatariota, allineandosi ai 4 Paesi arabi che hanno chiuso i rapporti diplomatici con Doha. Il premier Benyamin Netanyahu ha spiegato che l’iniziativa di Kara è finalizzata “a bloccare l’attività di incitamento di al-Jazeera in Israele”.

Nei giorni scorsi il capo dell’ufficio di al-Jazeera, Walid al-Omari (un palestinese cittadino di Israele), aveva replicato che il problema non sta nella qualità dei servizi della sua emittente, ma nella realtà. “E’ la realtà stessa che è brutta, noi solo la riportiamo” aveva esclamato, preannunciando che in ogni caso avrebbe ingaggiato una battaglia legale fino alla Corte Suprema.

Kara ha lasciato intendere che l’oscuramento dell’emittente potrebbe richiedere settimane, e forse anche un emendamento della legge. Per ora intende chiedere la revoca delle tessere giornalistiche dei corrispondenti; la chiusura dell’ufficio di Gerusalemme (mentre quello principale di Ramallah, essendo in aree palestinesi, non subirebbe ripercussioni) e l’oscuramento dei programmi rilanciati dalla televisioni via cavo israeliane. Ma la popolazione araba in Israele segue in prevalenza al-Jazeera direttamente dalle antenne paraboliche, e non avvertirebbe la differenza.

Alcuni osservatori locali ritengono che, con le pressioni su al-Jazeera, Israele voglia mandare un messaggio di solidarietà ai Paesi arabi moderati della Regione, ora impegnati in un aspro confronto con il Qatar. Ma a parer loro Israele non avrà una fretta particolare di imbavagliare l’emittente, che pure è qua ritenuta espressione dei Fratelli musulmani. In passato – e anche durante le violenze a Gerusalemme Est – ufficiali ed esponenti di governo israeliani non hanno esitato a farsi intervistare da al-Jazeera per mandare messaggi direttamente alla popolazione vicina. E’ dubbio, concludono questi osservatori, che Israele sia disposto a rinunciare del tutto a questo speciale – anche se difficile – canale di comunicazione con le masse arabe.

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