All'Opéra, la danza dei lavoratori contro Macron

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:15

Considerando che era il 24 dicembre, a pochi giri di lancetta dalla mezzanotte del 25, il Lago dei Cigni dinnanzi al pavè dell'Opéra di Parigi poteva apparire un'azzeccata esibizione natalizia. Le ballerine in tutù, invece, volteggiavano sulle note di Cajkovskij non solo per dar vita a una forma d'arte ma per gridare il loro dissenso contro la riforma pensionistica varata dal presidente Emmanuel Macron. Tanto per rendere l'idea di quanto sia ormai multiforme l'opposizione dei francesi alla controversa riforma voluta dal capo dell'Eliseo che, dopo l'ondata dei gilet gialli, si trova di fronte all'ennesima rivolta dei lavoratori, addirittura di una categoria come i danzatori dell'Opéra che, per decreto che risale addirittura alla fine del XVII secolo, in pensione ci vanno a 42 anni. Bellezza e dissenso davanti al massimo teatro parigino, un mix di cui le ballerine sono perfettamente consapevoli: “Anche se siamo in sciopero, il 24 dicembre volevamo offrire un momento di grazia – ha spiegato ai cronisti Alexandre Carniato, etolie e portavoce degli scioperanti -. Nonostante il freddo, le ragazze hanno voluto affrontare la sfida e i musicisti per accompagnarli”.

La protesta

Una vera e propria rappresentazione di Natale, seguita da centinaia di persone che, unendosi alla protesta, hanno approfittato per godere di un'esibizione da gran teatro in piena strada, circondata da striscioni di dissenso nei confronti del governo francese e di un pubblico che, nonostante le basse temperature, mostra vicinanza e anche gratitudine. I ballerini scioperano proprio in virtù di un decreto che mette in discussione la legge del 1698 firmata nientemeno che da Luigi XIV, con la quale si dispone la possibilità di ritiro a 42 anni: l'obiettivo del governo è di eliminare i sistemi pensionistici separati (compreso quello dei danzatori) per crearne uno basato su punti singoli. I ballerini, in particolare, contestano la modifica del decreto del 1698 ponendo la questione di come, in realtà, il ritiro a 42 anni non sia un privilegio per chi, solitamente, inizia a lavorare in tenera età, esercitandosi per numerose ore al giorno e sottoponendosi a uno stile di vita estremamente rigoroso fin da piccoli. Ma la protesta dei danzatori si unisce a quella di altre categorie che, in caso di approvazione definitiva della riforma, sarebbero duramente colpite, come il settore dei trasporti.

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