Afghanistan, bomba durante la preghiera: strage in moschea

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:19

Si trasforma in un bagno di sangue la preghiera del venerdì in una moschea del Nangarhar, in Afghanistan, colpita da una bomba, probabilmente dalla bordata di un mortaio, che ha letteralmente devestato l'edificio religioso: almeno 62 le persone rimaste uccise nell'esplosione, decine quelle ferite, tutti fedeli in preghiera. La moschea si trova ad Haska Mina, a circa cinquanta chilometri dalla capitale della provincia di Jalalabad, già in passato teatro di attacchi. Al momento nessuno avrebbe rivendicato la strage ma, di certo, l'ennesimo massacro accresce di colpo il già elevatissimo numero di vittime civili in Afghanistan: secondo le Nazioni Unite si parla di almeno 1174 persone uccise tra luglio e settembre, un numero senza precedenti per un Paese pur dilaniato da anni dalla guerra. Un dossier pubblicato appena 24 ore fa, nel quale si specificava come, peraltro, il 41% delle persone uccise dall'inizio dell'anno siano bambini. Secondo quanto riferito alla Bbc dal portavoce del governatore provinciale, Attuallah Khogyani, tutte le vittime dell'attacco di Haska Mina erano civili.

Presunte reponsabilità

L'esplosione che ha investito la moschea sarebbe stata così potente da far completamente saltare il tetto dell'edificio, rovinato sui fedeli in preghiera, colpiti senza aver nemmeno il tempo di fuggire. Numerosi testimoni, citati da Reuters, hanno in realtà parlato di più esplosioni udite prima che il soffitto della moschea venisse giù, arrivate proprio mentre il Mullah stava ultimando la sua predicazione. Fonti di Polizia locali avrebbero allertato sul possibile aumento del numero delle vittime, poiché alcune persone sarebbero tuttora intrappolate fra le macerie del tetto crollato. Squadre di soccorritori sono già in azione per la ricerca di ulteriori eventuali corpi o superstiti. Pur se avvenuto in un'area nota per la presenza di loro gruppi, i talebani avrebbero negato la responsabilità dell'attentato per il quale, a questo punto, si ipotizzano responsabilità da parte dei miliziani di Daesh, anch'essi presenti in piccoli distaccamenti nella zona. 

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