Accordo Rajoy-Sanchez, a gennaio le elezioni anticipate

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:59

Se Madrid applicherà l’art. 155, sospendendo l’autonomia catalana, le elezioni anticipate per il rinnovo del parlamento della regione autonoma, si svolgeranno a gennaio. Lo hanno concordato il premier Mariano Rajoy e il leader del Psoe Pedro Sanchez. A confermare l’intesa è stata La Vanguardia, che ha citato la dirigente socialista Carmen Calvo, secondo cui “Sanchez ritiene che il 155 servirà a portare la Catalogna alle elezioni”.

La spaccatura fra il governo spagnolo e la regione ribelle si avvicina al punto di non ritorno. Con conseguenze pesanti per tutti, anche sul fronte economico: la crisi catalana potrebbe costare 12 miliardi di crescita mancata all’economia spagnola. L’ultimo strappo si è consumato alle 10 di giovedì scorso, quando è scaduto l’ultimatum imposto da Rajoy a Carles Puigdemont. Il governo centrale chiedeva che il “president” chiarisse “con un sì o un no” se la settimana scorsa abbia dichiarato in Parlamento l’indipendenza, brandendo la minaccia dell’articolo 155. Puigdemont ha risposto minacciando a sua volta, se Madrid scatenerà “l’arma atomica istituzionale“, una proclamazione dell’indipendenza con il voto del Parlamento. Cosa che non è stata ancora fatta, ha rilevato. Rispondendo così, almeno implicitamente, alla richiesta di Rajoy.

La risposta però è stata respinta da Madrid, che ha annunciato l’avvio della procedura per il commissariamento al ritorno del premier dal vertice Ue di Bruxelles. Rajoy è sempre stato riluttante a ricorrere al 155 – mai usato finora – per i rischi che comporta e per l’immagine della Spagna nel mondo. Il premier ha però ceduto alle forti pressioni del suo partito, della stampa di Madrid e dell’alleato Albert Rivera di Ciudadanos (Cs), che da settimane esigono un pugno di ferro contro Barcellona. Rivera chiede che vengano destituiti Puigdemont e i suoi ministri, e che vengano convocate subito elezioni anticipate che spera di vincere per sostituire il Govern secessionista con uno unionista. La Catalogna sarebbe governata da una commissione di sottosegretari presieduta della vicepremier Soray de Santamaria, tra i “falchi” del governo spagnolo. Sachez, invece, invoca un 155 morbido, selettivo, limitato e breve, il controllo solo di economia, interni e dei Mossos, la polizia locale. Puigdemont resterebbe così formalmente presidente, ma senza poteri.

L’Unione europea, da parte sua, si smarca nuovamente da una questione che considera interna alla Spagna. “Non mi aspetto un’ampia discussione perché nonostante le emozioni e i sentimenti formalmente non c’è spazio per un intervento dell’Ue” ha detto Donald Tusk. “Tutti abbiamo le nostre opinioni e valutazioni ma formalmente parlando non c’è spazio per un intervento Ue qui”, ha aggiunto. “Non mi aspetto un ampio dibattito” tra i 28 stasera, ha aggiunto, “non è nell’agenda“. Tusk ha spiegato di essere “in contatto costante con il premier Rajoy, non nascondo che la situazione è preoccupante” ma “non c’è spazio per nessun tipo di mediazione”.

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