11/9, il messaggio di Trump ai nemici dell'America

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:21

Un minuto di silenzio per ricordare quasi tremila vittime. Un minuto soltanto, in cui condensare ricordi, dolore, quei residui di rabbia che ancora vivono nei cuori di chi in quel giorno perse tutto. Perché al World Trade Center, in quell'11 settembre, a morire furono genitori, figli, amici. Migliaia di famiglie in lutto, un Paese messo in ginocchio, un mondo intero a osservare impietrito, fermando per sempre il suo orologio a quel martedì, quando la follia dell'uomo si materializzò a Lower Manhattan, spezzando la tranquillità di una normalissima mattina di fine estate per ferire in modo indelebile il volto dell'umanità intera. Gli Stati Uniti si fermano, come sempre e come tutti: quei sessanta secondi di silenzio sembrano durare per sempre, oggi come ogni volta negli ultimi diciotto anni. Quasi non sembra che sia passato così tanto tempo, tanto i fermo immagine di quella giornata sono impressi nella memoria collettiva di ogni uomo o donna che li ricorda. E di ogni bambino di allora, che uomo lo è oggi e che l'orrore lo ha conosciuto presto. Per averlo visto da vicino o magari via tv, sintonizzato su New York come tutti quella mattina, praticamente in tutto il mondo.

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La trattativa

Donald e Melania Trump presenziano alla cerimonia al Pentagono, dove l'11 settembre 2001 si schiantò il volo 77 dell'American Airlines, provocando quasi 200 vittime complessive. E, dopo l'omaggio ai quasi tremila che persero la vita quel giorno fra civili e first responders, nominati uno per uno, il presidente qualche dichiarazione la rilascia, per chiarire alcuni aspetti legati al naufragio delle trattative di pace coi talebani, rovesciati con la campagna in Afghanistan scatenata proprio dagli attentati del 2001 e che Trump aveva promesso di fermare, già in fase di campagna elettorale. Un paio di giorni fa era stato fissato un appuntamento a Camp David, top secret fino al momento in cui l'inquilino della Casa Bianca ha deciso di rivelarne l'annullamento, motivandolo con la rivendicazione, da parte dei talebani, dei più recenti attentati a Kabul: “Volevano mostrare la loro forza – ha ribadito il Tycoon -, invece hanno mostrato la loro debolezza e negli ultimi 4 giorni abbiamo colpito il nemico come mai prima”.

Il messaggio

Ma non si limita a spiegare la situazione Donald Trump. Nel giorno in cui si commemora la peggiore tragedia nella storia del Paese, il presidente sceglie di lanciare un messaggio, come per ricordare che, ancora oggi, gli influssi dell'11 settembre siano più vivi che mai e facciano male quanto allora: “Se per qualsiasi ragione i nostri nemici torneranno nel nostro Paese, andremo ovunque siano e useremo la forza, del tipo che gli Stati Uniti non hanno mai usato prima. E non sto nemmeno parlando della forza nucleare. Non avranno mai visto nulla di ciò che accadrà loro. Nessun nemico sulla terra può essere al livello della schiacciante forza e potenza delle forze armate americane”. E chiude con un pensiero per coloro che dell'odio furono vittime innocenti: “Questo è il vostro anniversario di una perdita personale e permanente ma i vostri cari non saranno mai dimenticati“.

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