Università a misura di migrante

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:39

Oggi sulla prima pagina di Repubblica il giurista Gustavo Zagrebelsky descrive “l’Occidente che non vede i popoli in fuga” e avverte che “la violenza è estrema non quando ti negano diritti, ma quando ti si dice: per te e per il tuo popolo non c’è posto al mondo”. Inoltre, sostiene il presidente della Corte costituzionale, “i popoli, nello spazio della sfera terrestre, sono vasi comunicanti, non sempre, però, chi esce trova dove entrare. Faide tribali, guerre, carestie, persecuzioni politiche, religiose, razziali, “pulizie etniche” costringono interi popoli a cercare salvazione scappando dalla propria terra senza che se ne offra un’altra”.  

Novità accademica

Una nuova opportunità per operatori e professionisti impegnati nel sistema dell’accoglienza dei migranti. E’ iniziato oggi a Lucca il primo corso di alta formazione in tema di immigrazione e asilo organizzato dall'Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa in collaborazione con la Prefettura di Lucca e il Consorzio Co&So, nell’ambito del progetto “Lumit”.  Il corso, finanziato con risorse del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione per il periodo 2014-2020 è gestito dall’area di ricerca Dream (Documentazione, Ricerca e Analisi sulle Migrazioni) dell’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna ed è rivolto a operatori dei servizi rivolti ad utenti esterni, come dipendenti pubblici e privati impegnati nei servizi per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno, nei servizi demografici, nei servizi sociali, nei servizi sanitari, nei servizi scolastici. Le cinque giornate di formazione, riferisce l’Adnkronos, sono articolate in altrettanti moduli i cui temi sono legislazione e giurisprudenza in tema di condizione giuridica dello straniero e ingresso e soggiorno sul territorio; disciplina su protezione internazionale e altre forme di protezione; sistema di accoglienza e diritti dei richiedenti protezione internazionale; disciplina sull’accesso dei migranti ai servizi sociali; progettazione sociale nel campo dell’immigrazione.  

Modifiche normative

“L’obiettivo formativo – spiega all’Adnkronos Francesca Biondi Dal Monte, ricercatrice in Diritto Costituzionale e responsabile scientifica assieme a Emanuele Rossi, professore ordinario di Diritto Costituzionale, e a Elena Vivaldi, ricercatrice in Diritto Costituzionale, tutti all’Istituto Dirpolis (Diritto, Politica, Sviluppo) della Scuola Superiore Sant’Anna – è offrire una formazione completa e approfondita sulla disciplina giuridica dell’immigrazione e dell’asilo, anche in considerazione delle più recenti modifiche normative”.  E aggiunge: Dedicheremo particolare attenzione alla disciplina in tema di ingresso e soggiorno sul territorio, all’accoglienza dei richiedenti asilo, al lavoro sociale, all’abitazione e alla presa in carico dei migranti da parte dei servizi sociali. Abbiamo ideato questo corso perché riteniamo che la formazione di coloro che lavorano sul campo costituisca un elemento chiave per favorire un’efficace gestione dei servizi rivolti all’utenza straniera sul territorio nazionale e locale”.

Rimpatrio forzato

Intanto l’Ong Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes) ha lanciato un appello per una cooperazione Tunisia-Italia che rispetti i diritti dei migranti, assicuri la loro dignità e rispetti la sovranità degli Stati. In riferimento ad una “sessione negoziale” che si è svolta il 6 novembre alla Farnesina tra Italia e Tunisia “per la conclusione di un accordo quadro su migrazioni e sviluppo”, il Ftdes precisa che ”questo incontro si è tenuto in risposta alla pressione esercitata di recente dal governo italiano per accelerare il processo di trasferimento forzato degli immigrati tunisini”. Questo avviene “nel contesto del processo guidato dal governo italiano per qualificare i porti come sicuri allo scopo di intensificare le operazioni di espulsione forzata degli immigrati ricevuti”. “Le pressioni ufficiali sono aumentate di recente nei confronti della Tunisia per il fatto di non essere in grado di controllare i suoi confini marittimi”, evidenzia il Ftdes, sottolineando come “nonostante ciò il numero di immigrati irregolari che arrivano in Italia è diminuito della metà nel periodo tra gennaio e settembre 2019, raggiungendo 2.175 immigrati nel 2019 rispetto ai 5.034 immigrati nel 2018, con l'aumento a oltre 382 operazioni di intercettazione di immigrazione irregolare da parte delle autorità tunisine”. Il Ftdes ha già messo in guardia sui pericoli connessi alle pressioni italiane esercitate sulla Tunisia in materia di immigrazione, in un modo che viola la sua sovranità, stabilità ed i principi di costituzione della Tunisia e viola i principi essenziali di cooperazione che dovrebbero basarsi sul rispetto dei diritti dei migranti e della sovranità degli Stati. Pertanto, il Forum tunisino per i diritti economici e sociali invita a sospendere qualsiasi negoziazione che non rispetti i diritti dei migranti e il principio di non sfollamento; sostiene di interrompere immediatamente qualsiasi tipo di coordinamento e cooperazione con l'Italia per quanto riguarda le operazioni di rimpatrio forzato e di gruppo che si verificano ogni settimana senza alcun rispetto per le convenzioni internazionali ed europee (Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati del 1951 e protocollo del 1967, in particolare l'articolo 33, e gli articoli 3, 4, 13 e 14 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo); invita il governo a rispettare la sua posizione di rifiuto del rimpatrio forzato, come dichiarato dal ministro degli Affari sociali nel dicembre 2018″. Inoltre, invita a rinnovare il proprio sostegno a tutte le operazioni umanitarie realizzate nel Mediterraneo e a tutte le azioni di cooperazione bilaterale che rispettano i diritti umani e la sovranità degli Stati e assicurano la dignità dei migranti e tutti gli sforzi civili che contribuiscono a ridurre le tragedie nel Mediterraneo. Le operazioni di rimpatrio forzato di immigrati tunisini sono organizzate segretamente attraverso l'aeroporto di Enfidha. Sessantaquattro operazioni di rimpatrio furono organizzate nel 2017 per espellere 1.916 immigrati dall'Italia, 66 operazioni nel 2018 per espellerne 1.907.

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