“Radici” da non dimenticare: dal 16 dicembre le vicende di Kunta Kinte tornano sugli schermi

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Era il 1976. Lo scrittore afroamericano Alex Haley pubblica un romanzo dal titolo insolito ma alquanto significativo: Roots – The saga of an american family. Quali radici? Le sue, o meglio, quelle di parte della sua famiglia. Un percorso a ritroso verso l’origine di tutto, al di là del mare, fin dove affondano i rami portanti del suo albero della vita, in Africa. Precisamente nel Gambia, la lingua di terra più piccola del Continente nero, totalmente racchiusa all’interno del Senegal. La terra del mandingo Kunta Kinte, suo antenato, e della sua gente, stanziata in un piccolo villaggio sul fiume Kambi Bolongo. Qui, nel 1767, la vita scorre tranquilla, intessuta nelle faccende quotidiane, fin quando non giungono, come echi lontani, le voci sui taubob, gli uomini bianchi. Sono cacciatori di schiavi, gente spietata, che rapisce giovani mandingo per esportarli, come merce, nel continente americano. Ed è ciò che accade a Kunta Kinte: la cattura, una nave sperduta in mezzo all’oceano, l’umiliazione della compravendita e la dura realtà dello schiavismo in America. Tutto, per lui, nello spazio di un respiro.

Il romanzo di Haley fu un successo strepitoso. La tematica della trama esulava chiaramente dal semplice racconto della sua storia familiare. Le vicende del suo antenato erano uno specchio del significato della schiavitù, dall’estirpazione dai propri luoghi di origine in nome di un’atroce discriminazione razziale, alla mercificazione degli uomini e della loro identità etnica e umana. Crude e veritiere, le parole impresse nelle pagine di Haley trovarono presto la loro espressione visiva, appena un anno dopo, quando le tv statunitensi trasposero, in una ormai storica miniserie, le vicende di Kunta Kinte, incollando davanti agli schermi il popolo degli States e, successivamente, del mondo.

La carica emotiva della storia, riuscì a trascinare e coinvolgere nel confronto con una ferita, all’epoca, tutt’altro che chiusa. Quella del mandingo era infatti una vicenda che accomunava non solo la famiglia Haley e, appunto, le sue “radici”, ma tanti, anzi, tantissimi afroamericani presenti nel Paese. Forse tutti, chi più chi meno.

Sono trascorsi 40 anni dall’uscita del libro, eppure il suo messaggio continua a chiamare in causa la coscienza umana, tutt’oggi duro e, senz’altro, attuale. Per questo, a partire dal 16 dicembre prossimo, sul canale History di Sky, andrà in onda il remake della miniserie del 1977. La produzione degli A+E Studios, presentata lo scorso 8 dicembre al RomaFictionFest, prevederà 4 episodi, di ben 2 ore ciascuno, incentrati sulla vita e l’esperienza di schiavitù di Kunta Kinte e di altri uomini e donne come lui. Tra gli attori protagonisti Malachi Kirby (nel ruolo del protagonista), il premio Oscar Forest Withaker, Anna Paquin e Jonathna Rhys-Meyers.

In nome delle più recenti serie televisive, anche la nuova “Radici” mostrerà senza filtri, nella sua più realistica crudeltà, il dramma della schiavitù e della sottrazione della propria identità culturale. Il pubblico, d’altronde, non ha mai dimenticato quel ragazzo di pelle scura e il suo tragico destino. Per questo è bene che non dimentichi nemmeno tutto il resto.

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