Parigi omaggia Expo con gli scatti di Brassai

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:45

Pochi hanno raccontato così bene Parigi come, con i suoi scatti poetici, ha saputo, il fotografo ungherese, Gyulus Halasz , in arte Brassai per la Brasov che gli diede i natali nel 1899. Palazzo Morando a Milano ne ospita 260 fotografie dal 20 marzo in occasione di Expo. In itinere, la rassegna, titolata “pour l’amour de Paris”, voluta da Philippe Ribeyrolles per l’Hotel de ville di Parigi dove ha sostato fino al 29 marzo dello scorso anno e che ora approda a Milano dove si lascerà ammirare fino al 26 giugno 2015.

L’artista, a soli quattro anni ha posato l’anima e gli occhi sulla splendida Parigi nella quale giunge con il letterato padre, inviato nella splendida cittadina, per un anno sabbatico. Dopo gli studi a Budapest e il giornalismo a Berlino, Brassai trascorre alcuni anni a Parigi che osserva profondamente. Si reca in ogni quartiere e incontra letterati, artisti, ma anche pescatori e artigiani che lo aiutano a carpire l’intensità e la profondità della vita parigina. La sua capacità di catturare la luce e di dare interpretazione alla luminosità artificiale e naturale si rende unica nei suoi panorami notturni come il meraviglioso scatto della nebbia sulla Senna.

Misteriosa e affascinante la sua notte senza vita, fatta di luci e ombre gli è valsa il soprannome di “occhio di Parigi”  e i riconoscimenti che sono arrivati lentamente. Ma non meno sapienza ha saputo usare per interpretare anche gli scorci e gli angoli più umili della Parigi, nei ritratti dei venditori ambulanti di palloncini, nei quartieri della perdizione, sapendo svelare alla perfezione, l’essenza della capitale di Francia. Il suo talento riesce a infondere emozioni anche attraverso la folla nella elegante Rue de Rivoli e nei monumenti ripresi alla luce del giorno. L’amicizia con il poeta Prevert lo aiuta a descrivere l’amore nei romantici scambi delle coppie sorprese nei bistrot e sui ponti.  Ammirato dal suo talento, anche Picasso sceglie l’artista per immortalare la scultura del “Minotauro”.

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