L’arte rupestre nell’era di internet: in Francia, inaugurato il progetto Lascaux 4

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Le grotte di Lascaux, la “Cappella Sistina della preistoria”, tornano a far mostra di sé, pronte per essere ammirate dal grande pubblico. No, purtroppo non si tratta della riapertura del famosissimo complesso di caverne dell’Aquitania o, quantomeno, non del sito originale, chiuso ormai da più di 50 anni ma del progetto Lascaux 4. Dopo quasi tre anni di lavori e circa 60 milioni di euro investiti, infatti, la mastodontica riproduzione in scala delle caverne ha finalmente aperto i battenti, a Montignac: la tecnologia contemporanea, messa al servizio dei tesori del passato, ha consentito di riprodurre, in oltre 900 metri quadri, lo straordinario susseguirsi di affreschi rupestri in un locale appositamente adibito, nel quale è persino possibile percepire le reali temperature della grotta. Un progetto monumentale, sulla scia delle precedenti esperienze di Lascaux 2 e 3, grazie al quale sarà nuovamente possibile godere del fascino dell’epoca dei primi Sapiens in un contesto estremamente fedele, senza il rischio di danneggiarne i tesori.

Sono trascorsi ormai ben 76 anni da quando, per puro caso, un ragazzo di nome Marcel Ravidat, nei pressi del villaggio di Montignac, in Francia, nel tentativo di raggiungere il suo cagnolino finito in una grotta, si trovò di fronte a qualcosa di incredibile, ben lontano dal pensare che si trattasse di uno dei più importanti ritrovamenti storici della contemporaneità. Vi tornò con tre suoi amici, incuriosito: senza rendersene conto, aveva appena scoperto il complesso di caverne futuro patrimonio dell’umanità, meravigliosa testimonianza degli albori della civiltà umana sulla Terra: le pareti rocciose, infatti, presentavano (e tutt’ora presentano) una serie di incisioni e pitture rupestri, raffiguranti animali e scene di caccia. Uno dei primi esempi di arte, nel suo senso più genuino: la rappresentazione visiva di ciò che siamo e di quello che facciamo durante lo scorrere della nostra vita.

L’anno della scoperta era il 1940. Dovettero trascorrere gli anni bui della Seconda guerra mondiale (1948) perché le grotte di Lascaux, come da allora sarebbero state chiamate, aprissero al pubblico, per mostrarsi in tutta la loro bellezza: tra quelle pitture, in qualche modo, era possibile scorgere qualche traccia del nostro passato, riconoscersi come parte di un meccanismo evolutivo complesso e sviluppatosi poco a poco, con sempre più consapevolezza del ruolo dell’uomo all’interno dell’ambiente naturale. In quelle linee marcate, impresse indelebilmente sulla pietra come su una tela, si delineavano sempre più i contorni di un’epoca remota, affascinante e misteriosa.

Tuttavia, l’esposizione a flussi turistici così consistenti cominciarono a deteriorarne sempre più la resistenza: addirittura il respiro degli oltre 1500 visitatori giornalieri aveva iniziato a danneggiare i colori dei dipinti, costringendo le autorità locali a sospendere le visite. Era il 1963 e, fino a oggi, l’ingresso delle grotte è rimasto inviolabile (accessibile solo ad alcuni studiosi e solo previa autorizzazione), protetto e custodito allo scopo di preservarne l’incanto originale. Per questo l’incredibile e fedele opera, realizzata da un corposo team composto da archeologi, scultori e pittori, assume un valore così alto, ben esemplificato dalle parole di Simon Coencas, ultimo superstite dei quattro scopritori: “E’ una meraviglia. Ho l’impressione di trovarmi nella vera grotta. E’ davvero incredibile”.

 

 

 

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