I patroni di Roma tornano a casa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:14

Roma non poteva avere un patrono come le altre città. La culla della cattolicità ne ha due e decisamente speciali. “Sospese tra realtà e leggenda, le vite dei Santi Pietro e Paolo si intrecciano più volte, sullo sfondo di una Roma popolosa e inquieta, in pieno fermento religioso e culturale- evidenzia Le vie del Giubileo-. Pietro era un pescatore della Galilea e fu il primo Apostolo che Gesù chiamò con sé. Giunse a Roma qualche anno dopo la morte del suo maestro, forse nel 50 d.C. Fu un grande predicatore e convertì molti al cristianesimo, finché non fu arrestato durante le persecuzioni di Nerone”. Paolo, invece, nato a Tarso, nell’attuale Turchia, da famiglia ebraica farisea, si convertì al Cristianesimo dopo una visione sulla via per Damasco e diventò instancabile messaggero della parola di Gesù. Arrestato a Gerusalemme con l’accusa di provocare disordini, si appellò, in quanto cittadino romano, al giudizio dell’Imperatore. Fu così condotto, nel 61 d.C., a Roma, dove visse alcuni anni in una blanda prigionia. Arrestato nuovamente durante le persecuzioni di Nerone, finì, secondo la leggenda, nella stessa prigione di San Pietro.

I due apostoli

“Le strade dei due apostoli però, nel tragico epilogo, si separarono: Pietro tentò di scappare, ma, sull’Appia, l’apparizione di Gesù lo convinse a tornare indietro e affrontare il martirio- precisa Le vie del Giubileo-.Fu crocifisso nel Circo di Caligola ai piedi del colle Vaticano; non ritenendosi degno di morire come Cristo, ottenne che la croce fosse piantata capovolta. Paolo, invece, in quanto cittadino romano, ebbe il “privilegio” di una morte meno dolorosa e fu decapitato presso le Acquae Salviae, a sud di Roma. Siamo nel 67 d.C. I due Apostoli abbandonarono così la vita terrena, ma lasciarono nella città eterna le tracce del loro passaggio e i luoghi delle predicazioni, dei miracoli, delle prodigiose conversioni, dei semplici gesti quotidiani, salvati dalla devozione popolare, conservano ancora qualcosa delle loro vite speciali”. Dalle collezioni dell’Ermitage di San Pietroburgo sarà esposta a Palazzo Rhinoceros, il palazzo progettato da Jean Nouvel, l’opera di El Greco Santi Pietro e Paolo. L’esposizione segna il secondo appuntamento di un accordo di collaborazione triennale tra la Fondazione Alda Fendi– Esperimenti e il celebre museo russo. Dopo il grande successo dello scorso anno, con l’esposizione de L’Adolescente di Michelangelo, visitata da oltre 22.000 persone, questa seconda mostra rappresenta un tributo alla città di Roma. 

Il genio a benificio dell'umanità

L’ingresso è libero. “Ciò rappresenta una linea distintiva della Fondazione: l’accesso gratuito alle proprie iniziative è un messaggio simbolico e concreto, perché la cultura deve essere patrimonio dell’umanità”, spiegano gli organizzatori.  Entrata nelle collezioni del Museo sulla Neva nel 1911, dono di Pëtr Pavlovič Durnovo, governatore generale di Mosca durante la Rivoluzione Russa del 1905, l’opera è esposta abitualmente nella sala dei capolavori dell’arte spagnola del museo di San Pietroburgo, accanto a una delle Skylight Halls che caratterizzano il cosiddetto Nuovo Ermitage, realizzato tra il 1839 e il 1851. Un’opera emblematica dello stile ormai pienamente maturo di El Greco, “entrato nella storia della pittura come il più grande autore della Spagna del XVI secolo – scrive il curatore dell’esposizione Svyatoslav Savvateev nel saggio del catalogo de Il Cigno GG Edizioni – e divenuto uno degli artisti più conosciuti e celebrati di tutta la storia dell’arte europea”. Domenico Theotokopoulos, noto come El Greco, nasce a Creta nel 1541. È uno dei pittori più innovativi della sua epoca, con il suo stile caratterizzato da scelte cromatiche inconsuete e innovative, le figure allungate, le pennellate ampie. Inizia la sua attività come pittore di icone nel rispetto della tradizione bizantina, prima di completare la sua formazione a Venezia con Tiziano e a Roma. Si trasferisce in Spagna nel 1576 dove esegue opere di grande originalità tra Toledo e il complesso dell’Escorial a Madrid.

Stile tragico

Le sue opere danno vita a uno stile tormentato e tragico, dove si scontrano attualità realistica ed evocazione visionaria, che unisce e rielabora il colore di Tiziano, il luminismo di Tintoretto ed elementi da Correggio, Parmigianino, Raffaello, Dürer. Anche l’eccezionale dipinto dell’Ermitage, concesso in prestito alla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, è un’opera profonda e spiritualmente intensa, realizzata dall’artista probabilmente tra il 1587 e il 1592 durante la sua attività a Toledo. I due apostoli vengono rappresentati insieme, secondo una consuetudine di antica origine, all’interno di uno spazio buio – cosa piuttosto eccezionale nell’opera del pittore greco – e con la propria tradizionale iconografia: Pietro con la chiave della Porta del Paradiso e Paolo mentre tiene in mano un libro aperto, in riferimento alle sue lettere scritte alle prime comunità cristiane. Paolo, deciso e scapigliato, è in primo piano e con la mano sinistra compie un gesto fermo, con l’indice puntato su un volume; l’apostolo Pietro è in una posizione serena, eretta, ha uno sguardo contemplativo ma allo stesso tempo penetrante e riflessivo. Il suo sguardo è volto nella stessa direzione di quello di Paolo in modo da conferire alla composizione unità e finalità espressive, come suggerisce anche la dinamica della mano destra dei due santi, che sembrano muoversi l’una verso l’altra per dar vita a un insieme inscindibile. Due figure differenti ma unite; apparentemente in contrasto per il diverso temperamento e carattere ma affiancate e accomunate a evidenziare “la dualità dei Principi degli Apostoli”. Nel momento di apogeo dell’Impero Spagnolo, El Greco si pone come uno dei grandi pittori del Siglo de Oro, quel periodo di splendore artistico e culturale che va dalla nascita dell’Impero alla metà del Seicento.

Il precursore

L’originalità della sua sintesi artistica fa di El Greco il grande precursore del primo modernismo e il padre nobile delle nuove generazioni artistiche, secondo la definizione dello storico dell’arte tedesco Julius Meier-Graefe. La potenza immaginifica dell’arte del grande Maestro spagnolo è accompagnata nell’esposizione dalla proiezione delle immagini di film a lui dedicati, entrambi dal titolo “El Greco” con la regia rispettivamente di Luciano Salce (1966) e Iannis Smaragdis (2007). Alcune riproduzioni in formato 1:1 di altre importanti opere della collezione spagnola dell’Ermitage, al piano superiore della Rhinoceros gallery, permetteranno invece al pubblico di contestualizzare il grande capolavoro di El Greco giunto eccezionalmente a Roma da San Pietroburgo. In particolare si incontreranno Francisco de Zurbarán ammirato per un naturalismo tipicamente caravaggesco e un “realismo drammatico” e Luis de Morales, attivo soprattutto in Estremadura, ma apprezzato in tutta la Spagna e soprannominato «El divino Morales» per la spiccata predilezione per i soggetti religiosi. Palazzo storico del Seicento, è il nuovo spazio per la cultura voluto da Alda Fendi e progettato dall’architetto francese Jean Nouvel, prospicente l’Arco di Giano e alle pendici del Palatino.

Motore di creatività

Con una superficie di 3.500 metri quadrati e sei piani dedicati all’arte, dal segno forte e non convenzionale, questa architettura sempre in tensione è un motore di creatività. Ispirato ai Passages di Parigi di Walter Benjamin, propone una modalità innovativa e straordinaria, con mostre, creazioni multimediali, action, interferenze artistiche che vanno dalle arti visive a quelle performative, e rappresenta un quartiere ideato per vivere l’arte e nell’arte, a partire dalla galleria diffusa in tutti i piani del palazzo. Dopo i successi e i riconoscimenti internazionali, in completa autonomia sia dall’azienda di famiglia sia dalle sorelle, Alda Fendi nel 2001 decide di realizzare il suo sogno, occuparsi di arte. Grazie all’attribuzione di risorse da lei disposta e alla partecipazione attiva delle figlie Giovanna e Alessia Caruso Fendi, nasce la Fondazione Alda Fendi -Esperimenti, una istituzione senza scopo di lucro. La sua attività di mecenatismo inizia con un lavoro di scavo, restauro e valorizzazione dell’abside orientale della Basilica Ulpia, nello spazio Foro Traiano 1, interamente finanziato dalla Fondazione. In seguito Alda Fendi promuove il risanamento e la valorizzazione dell’area del Foro Boario con interventi da lei donati alla città di Roma, tra i quali l’illuminazione permanente dell’Arco di Giano, realizzata da Vittorio Storaro (premio Oscar per Apocalypse Now, Reds, L’ultimo imperatore) e Francesca Storaro (lighting designer), e candidata al prestigioso premio internazionale DARC awards. Grazie a questa intensa attività culturale e di mecenatismo, il 15 ottobre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella attribuisce ad Alda Fendi l’onorificenza di Commendatore della Repubblica. Il 18 novembre il Presidente francese Emmanuel Macron le conferisce la prestigiosa Legion d’Onore. Creata da Alda Fendi con le sue figlie Giovanna e Alessia, il concetto di Esperimento è la vera anima e la forza della Fondazione, che dà spazio alla ricerca coniugando arte e spettacolo, passato archeologico e tecnologia, con l’intento di sfidare le definizioni e le formule per essere liberi dagli schemi e dalle regole. Da sempre la scelta è di rendere l’accesso agli Esperimenti libero e gratuito, un gesto insieme simbolico e concreto per rendere la cultura patrimonio della comunità. Ideatore della linea artistica della Fondazione è Raffaele Curi. Al primo Esperimento, lo scavo dell’abside della Basilica Ulpia, nello spazio Foro Traiano 1, si sono susseguiti undici anni di teatro multimediale che, nel 2014, sono stati oggetto di uno studio della Sapienza Università di Roma e di una pubblicazione, Circolarità. Percorsi tra le performance di Raffaele Curi.

L'Adolescente di Michelangelo

Un percorso dall’antichità al contemporaneo, con incursioni alla Festa del Cinema di Roma, alla Peggy Guggenheim Collection, alla Biennale di Venezia con il Laboratorio Internazionale di Teatro e la 54. Esposizione Internazionale d’Arte. Nel 2006 nello spazio Foro Traiano 1 è stata esposta l’opera di Antonio del Pollaiolo, Ercole e Anteo, proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Ideale prosecuzione di questo eccezionale prestito, l’accordo di collaborazione culturale con il Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, iniziato nel 2018 con l’arrivo negli spazi espositivi di rhinoceros della scultura L’Adolescente di Michelangelo e che ora prosegue con El Greco, Santi Pietro e Paolo. Dopo il contemporaneo e l’antico, la Fondazione crea Istantanee dell’assurdo, una ricognizione attraverso immagini, suoni, parole, sulla surrealtà come punto di vista sul mondo. Protagonisti Eugène Ionesco, Samuel Beckett, e un Doppio singolare tra Luis Buñuel e Man Ray. L’installazione Rhinoceros AT Saepta (Premio ADI Compasso d’Oro 2019) di Raffaele Curi, davanti l’Arco di Giano, si trova oggi all’interno di rhinoceros gallery. Nel dicembre 2019 la Fondazione è stata incaricata dalla Saudi Commission della direzione artistica e del concept design della mostra Roads of Arabia – Tesori archeologici dell’Arabia Saudita, alle Terme di Diocleziano.

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