I MONACI BENEDETTINI SVELANO I SEGRETI DEL GHIRLANDAIO

ULTIMO AGGIORNAMENTO 2:14

Mostrato in anteprima per il membri del Tiaft, l’Ultima Cena, l’affresco di Domenico Ghirlandaio che dopo il restauro verrà riaperto al pubblico. E’ accaduto nell’ambito del programma sociale che rappresenta un momento di grande aggregazione per gli scienziati presenti al 53° congresso mondiale dei tossicologi forensi, a Firenze. L’Excursion day ha previsto la visita dai monaci benedettini a Badia a Passignano dove è stato.

Il Ghirlandaio in quest’opera abbandonò la tradizionale scatola prospettica della stanza chiusa (usata ad esempio da Andrea del Castagno in Sant’Apollonia), per impostare una finta apertura della parete in una loggia, che asseconda le forme architettoniche della stanza stessa. A questo effetto illusionistico contribuisce sostanzialmente anche lo studio della luce, che coincide con quello reale della stanza. Le due finestre dipinte sullo sfondo corrispondono infatti alle due finestre reali dell’ambiente, con la fonte luminosa principale proveniente da sinistra. L’effetto era per i frati quello della presenza del Signore degli Apostoli perfettamente integrati tra loro, come un gruppo che consumava il pasto elevato di fronte a loro. I colori in generale sono vivamente accesi con delicati accordi.

Come nel Cenacolo della Badia di Passignano Ghirlandaio costruì la prospettiva della tavola in modo da permettere di vedere le stoviglie e le pietanze, permettendogli un accurato studio dal vero degli oggetti che tanto lo avevano impressionato nelle opere dei maestri fiamminghi presenti a Firenze. La stessa cura del dettaglio e dei diversi riflessi luminosi sui diversi materiali si ritrova anche nei ricami a dragoni a punto Assisi della tovaglia e nella sua sfrangiatura, negli intagli dello scranno e negli orci in metallo scuro nell’angolo a sinistra, nel piatto dorato e cesellato a destra e nel bouquet di fiori in una brocca poco sopra. Sicuramente la scena non doveva differire molto da una tavola fiorentina imbandita del tempo.

Sempre nell’ambito del programma sociale le Cantine Antinori hanno aperto le porte agli scienziati che hanno avuto modo di apprezzare i sapori della madre terra toscana, come ultimo momento conviviale di un congresso internazionale di livello, dove è stata affrontata la tematica della dipendenza da sostanze stupefacenti.

“Sono molto soddisfatta della grande partecipazione di scienziati di altissimo livello – ha dichiarato Elisabetta Bertol, docente di tossicologia Forense che ha organizzato e ha presieduto questo Congresso – dell’altissimo valore dei contributi scientifici che hanno toccato tutte le branche della tossicologia forense. Durante il congresso è stata offerta la possibilità ai partecipanti provenienti da tutto il mondo di apprezzare anche le bellezze di Firenze. Un personale ringraziamento al marchese Piero Antinori e ai monaci benedettini per la sensibilità dimostrata nei confronti della scienza.” ha concluso la Bertol. Tra i rappresentanti del prestigioso Comitato Esecutivo del Tiaft, (l’Associazione Internazionale dei Tossicologi Forensi che conta oggi più di 5000 iscritti) la presidente, Hee – Sun Chung, per la quale quello di Firenze è stato uno dei migliori congressi al quale ha partecipato.

 

 

 

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