Alla Mostra del cinema passione, amore e cultura

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:52

Il secondo film italiano nella sezione Venezia 76, Martin Eden diretto da Pietro Marcello, che oltre ad essere regista é anche sceneggiatore insieme a Maurizio Braucci, interpretato da Luca Marinelli, Carlo Cecchi, Jessica Cressy e Vincenzo Nemolato, ci parla di cultura, curiosità e talento. Nelle sale cinematografiche italiane dal 4 settembre 2019, l’opera affronta temi importanti senza mai scadere nel didascalico e senza perdersi o farci perdere fra le sequenze che si susseguono. Politica, individualismo, talento, curiosità, accettazione, amore; ingredienti che non vengono mai evidenziati a sproposito ma che intrecciano un tutto armonico dove la fotografia si sposa con l’inquietudine che traspare in ogni sequenza accompagnata dallo sguardo di Luca Marinelli che guida il nostro nell’osservare il mondo che lo circonda. 

La trama

Ispirato liberamente all'omonimo romanzo scritto da Peter London nel 1909, e più volte citato anche in conferenza stampa, Martin Eden è un racconto di formazione e trasformazione, la storia di un uomo deciso a seguire la propria strada contro tutto e tutti. Una motivazione che scardina pregiudizi e stereotipi e che pone interrogativi tutt’altro che banali. Milton é soprattutto un uomo che non si arrende e che pur dovendo attraversare abbandoni, rifiuti, sacrifici, non rinuncerà mai a seguire la cultura e a diffondere l’amore per la parola come strumento capace di riuscire ad esprimere emozioni, sentimenti e pensieri. Durante il film assistiamo ad una lenta trasformazione di un semplice marinaio che diviene uno dei più apprezzati scrittori e che con grande lucidità si rende conto dei malesseri del mondo, del narcisismo imperante, della politica che diviene spesso strumento che lotta con le stesse armi di coloro contro i quali sta lottando. Uno sguardo sempre presente e capace di introspezione unita all’osservazione della realtà.

La trasformazione

Il regista entra tra le pieghe più intime del personaggio, ce ne mostra la psicologia, i disagi, ci fa comprimere l’impossibilità di collocarlo all’interno di un partito politico. Lui apprezza l’individualismo che é qualcosa in più dell’anarchia, é amore per la libertà, é desiderio di mangiare la vita a morsi senza rimanere passivi. Dopo il grande rifiuto del suo grande amore Martin cambia, paga il conto che la vita gli chiede ma non riuscirà mai più a tornare indietro, neppure quando il grande amore si ripresenterà. Gli avvenimenti hanno forgiato un uomo diverso e inciso sulla sua anima come le dita di un maestro orafo. Ma nonostante la piega amara della delusione, Martin vince la sua battaglia contro l’ignoranza.

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