A Madrid va in scena l’Impressionismo americano

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Al museo Thyssen-Bornemisza di Madrid in mostra fino al 1 febbraio l’Impressionismo americano, filone meno noto del fertile movimento pittorico nato in Francia, che riunisce artisti di origine statunitense i quali, nelle ultime due decadi dell’Ottocento, subirono l’influenza diretta o indiretta dei grandi maestri della luce e del colore.

Se gli artisti e gli intellettuali europei, qualche decennio prima, avevano eletto il Mediterraneo, e l’Italia in particolare, come mecca dove affinare il proprio gusto e accrescere la propria cultura, la generazione di pittori statunitensi preferisce rivolgersi alla Francia: è Giverny la meta ultima di soggiorni di studio che spesso si trasformano in radicali scelte di vita. È il caso di Mary Cassatt, presto accolta nel circolo di Edgar Degas e Claude Monet: nelle opere si nota una lettura personalissima della lezione impressionista, fondamenta su cui impostare percorsi di spiccata originalità.

Scientifico l’approccio di Theodore Robinson interessato a sperimentare ardite soluzioni prospettiche e luministiche, di taglio quasi cinematografico; ma la star assoluta della mostra, più dei vari John Leslie Breck e Childe Hassam, di William Merrit Chase e John Henry Twatchtman, è James Whistler. Il cui paesaggio “Notturno: blu e argento” fu ammirato dagli stessi impressionisti per la scelta monocroma. Con poche pennellate, nel piccolo olio “Nota in rosso: la siesta”, Whistler evoca atmosfere decadenti alla Touluse-Lautrec.

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