45 anni fa l’addio al padre del neorealismo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:26

Maestro del neorealismo, Vittorio De Sica ha vinto quattro Oscar. Il primo arriva per Sciuscià nel 1948. Due anni dopo replica con Ladri di Biciclette. Nel 1965 riceve il terzo con Ieri, oggi e domani. Nel 1972 il quarto con Il Giardino dei Finzi Contini. E in quell’occasione commentò: “Se fossi presuntuoso direi che sono contento, in realtà il sentimento che prevale è l’angoscia. Mi sento più responsabile nei confronti della critica e del pubblico”. Il 13 novembre del 1974 muore, per un tumore ai polmoni, nella cittadina di Neuilly-sur-Seine, vicino a Parigi. “L'Italia del dopoguerra è distrutta, disperata. Sono tante le storie che la raccontano e per farlo c'è una nuova generazione di giovani registi – ricorda Radio 24 -. Fra questi spicca Vittorio De Sica, attor giovane con esperienza nella rivista e nei film dei Telefoni Bianchi. Stufo dei film- feuilleton e delle storielle romantiche del cinema di regime, alla fine della guerra si mette dietro alla cinepresa e, con la collaborazione di Cesare Zavattini, inizia a raccontare le piccole storie della povera gente, spesso utilizzando attori non professionisti trovati per la strada. Nascono i capolavori del neorealismo italiano: Sciuscià, Ladri di Biciclette, Miracolo a Milano e Umberto D”.

Una vita sul set

“Era nato a Sora, in provincia di Frosinone, il 7 luglio 1901 – riferisce l’Eco del cinema -. Oltre a essere un acclamato attore, è considerato insieme a Visconti e Rossellini uno dei padri del neorealismo italiano. Proveniva da una famiglia della piccola borghesia meridionale, il padre faceva l’assicuratore”. De Sica si trasferisce a Napoli, dove comincia giovanissimo ad esibirsi come attore teatrale. Ben presto è scritturato per alcune particine nella nascente industria cinematografica italiana, ma preferisce comunque il teatro. Dalla gavetta, nel 1930 raggiunge il ruolo di primo attore nella compagnia di Mario Mattoli.  “Acquisita ormai una fama di livello nazionale fonda una propria compagnia nel 1933, insieme a Sergio Tofano e Giuditta Rissone. In questi anni non trascura di lavorare per la radio, con divertenti sketch comici, oltre che per il cinema- ricostruisce il portale di informazione cinematografica-. Il regista Mario Camerini, uno dei più importanti autori della cinematografia di quegli anni, ne fa il suo attore-simbolo. Per Camerini, De Sica interpreta numerosissime commedie brillanti nelle quali dimostra le sue eccezionali doti di humour e recitazione”.

Una sequela di successi di pubblico e di critica

Fra i più grandi successi dell’epoca l’Eco del cinema  ricorda “Gli uomini, che mascalzoni” (1932) che lancia la famosissima canzone “Parlami d’amore Mariù” e “Il signor Max” (1937), commedia degli equivoci nella quale interpreta il ruolo di un giornalaio scambiato per un ricco aristocratico. Il trionfo di questa serie di film è enorme e De Sica si sente ormai pronto per seguire le orme del suo maestro, Camerini. “Nel 1940 Vittorio De Sica gira il suo primo lavoro da regista “Rose scarlatte”. Dopo alcune commedie, realizza inaspettatamente “I bambini ci guardano” (1944), malinconica descrizione di una tragedia familiare vista dalla prospettiva di un bambino- spiega Fabio Benincasa-.Il lungometraggio si distacca nettamente dalla media della produzione del periodo ed è considerato un abbozzo di quella che diventerà la poetica del neorealismo”. Intanto l’Italia è travolta fatalmente dalla guerra che causa il crollo del regime fascista e la feroce occupazione nazista di Roma. Insieme allo sceneggiatore Cesare Zavattini, “De Sica cerca di descrivere la misera situazione dei bambini coinvolti nel conflitto nel commovente “Sciuscià” (1946). La pellicola descrive le avventure di due scugnizzi napoletani che cercano di sopravvivere fra duro lavoro, furtarelli e riformatorio. Il film, ignorato in patria, ha un impatto durissimo sull’opinione pubblica internazionale. A Hollywood gli conferiscono un premio Oscar speciale, in mancanza di un’apposita categoria per film stranieri”, aggiunge il critico.

Il connubio artistico con Zavattini

Con “Ladri di biciclette” (1948), sceneggiato da Zavattini e interpretato da attori non professionisti, il linguaggio del neorealismo giunge a una piena maturazione. “La storia dell’attacchino Antonio, derubato della sua bicicletta, che vagabonda per Roma insieme al figlioletto cercando di recuperarla, resta una pietra miliare nella cinematografia di tutti i tempi- osserva l’Eco del cinema-.. Ancora una volta è il successo internazionale a salvare Vittorio De Sica dalla bancarotta, dato che aveva investito tutti i suoi risparmi nel film”. Nonostante le critiche del giovane Giulio Andreotti, che dichiara che “i panni sporchi” della povertà italiana vanno lavati in famiglia, il film è accolto trionfalmente in Francia e negli USA, dove vince un altro premio Oscar.

I capolavori finanziati dai successi commerciali

Insieme al fantasioso “Miracolo a Milano” (1951) e al drammatico “Umberto D” (1952) queste pellicole del dopoguerra sono unanimemente considerate i capolavori del regista. Per finanziare i suoi lavori, De Sica non abbandona l’attività di attore brillante, protagonista di film molto amati dal pubblico come “Pane, amore e fantasia” (1953), “Pane, amore e gelosia”(1954) di Luigi Comecini, in coppia con Gina Lollobrigida, “Pane, amore e…” (1955) di Dino Risi con Sophia Loren, o “Il conte Max” (1957), remake del precedente lavoro di Camerini, dove duetta col giovane Alberto Sordi. Negli anni ’60 Vittorio De Sica abbandona la stretta osservanza neorealista, puntualizza il portale in informazione cinematografica, confezionando pellicole di grande successo come “La ciociara” (1960) con Sofia Loren o “Ieri, oggi e domani” (1963) con la coppia Loren-Mastroianni, film che gli frutta il terzo Oscar della sua carriera. Intanto continua a mietere successi come attore ne “I due marescialli”(1961) in coppia con Totò o “Un italiano in America” (1967) ancora con Sordi. In questi anni è anche attivissimo in televisione insieme a Mina, Corrado e Delia Scala. “Il suo ultimo successo registico risale al 1970 quando gira una riduzione del romanzo di Giorgio Bassani “Il giardino dei Finzi-Contini”, storia di una famiglia ebrea sterminata dalle persecuzioni nazi-fasciste- evidenzia Benincasa-. Il film vince un Oscar e l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. Dopo aver realizzato una riduzione da Pirandello, “Il viaggio” (1974) con Sofia Loren, si sottopone a una delicata operazione ai polmoni, morendo per le conseguenze dell’intervento il 13 novembre 1974, a Neuilly-sur-Seine, vicino Parigi”. Vittorio De Sica si sposò due volte ed ebbe tre figli: Emilia, Manuel  e Christian che ha seguito le sue orme diventando attore di numerosi film comici di successo. A Napoli c’è una via che porta il nome del padre del neorealismo italiano.

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