Traffico di falsi di Nino Caffè: 43 a giudizio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:09

Vendevano quadri falsi del famoso pittore Nino Caffè, morto nel '75. Per tale motivo 43 persone, tra galleristi, pittori, mercanti d'arte nonché il curatore dell'archivio dello stesso Nino Caffè, sono state rinviate a giudizio a Bari con l'accusa di fare parte di una associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione e commercializzazione in tutta Italia di falsi dipinti attribuiti al maestro. I carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale di Bari hanno anche sequestrato 83 dipinti falsi in tutta Italia, molti dei quali raffiguranti i “pretini”, segno distintivo della sua pittura. L'indagine è stata avviata nel marzo 2013 dalla procura di Bari dopo un controllo eseguito dai carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale che aveva portato al sequestro di 21 opere false del maestro Caffè. I quadri erano in esposizione a “Expo Arte” della Fiera del Levante di Bari. La rinnovata presenza sul mercato di quadri del maestro (in precedenza erano stati sequestrati altri quadri attribuiti a lui ma rivelatisi poi falsi) aveva suscitato sospetti negli inquirenti. I successivi accertamenti avevano verificato l'immissione sul mercato di falsi grazie alla complicità di gallerie, collezionisti privati e mercanti d'arte e la successiva commercializzazione attraverso il ricorso a piattaforme di “e-commerce”.

Nino Caffè

Nino Caffè, all'anagrafe Giovannino Caffè  è stato un pittore e incisore italiano. Nato ad Alfedena in Abruzzo nel 1909, nel 1920 la sua famiglia si trasferisce ad Ancona, dove riceve le prime lezioni di pittura da Ludovico Spagnolini. Nel 1930 si trasferisce a Pesaro e s'inserisce nella vivace vita culturale e artistica della città, e conosce vari artisti locali ( Bruno Baratti, Werter Bettini, Ciro Cancelli, Alessandro Gallucci, Aldo Pagliacci, Achille Wildi). Già nel 1931 inizia ad esporre e nel 1938 partecipa alla Biennale di Venezia, nella quale ottiene un premio acquisto del Re Vittorio Emanuele III; nel 1935 si diploma all'Istituto Statale d'Arte di Urbino dove poi, nel 1943 e 1944, insegnerà “figura”. Trascorre il periodo bellico a Urbino, ospite della famiglia Benedetti; è dalla loro casa, situata davanti al duomo, che vede transitare i primi “pretini“, motivo che caratterizzerà la sua futura pittura. Ha partecipato molto anche alla vita culturale urbinate; infatti fu socio dell'Accademia Raffaello, dal 4 febbraio 1948. La galleria Gianferrari di Milano, nel 1944, gli dedica un'ampia esposizione. Nel 1946, a Pesaro, tiene una personale nella galleria della casa natale di Rossini. Inizia per lui il momento di vero successo: ha uno studio a Roma dove si appoggia alla galleria l'Obelisco, diretta da Gaspero del Corso e da Irene Brin, che proprio con una sua personale apre anche una sede a New York. Il Metropolitan Museum acquista una sua opera. Nel 1963 chiude lo studio romano e fa ritorno a Pesaro, pur continuando a collaborare con la galleria l'Obelisco. Altre gallerie, oltre a Gianferrari di Milano, la San Luca di Verona, il Vicolo di Genova, la Probibia di Palermo, la Zoot di La Spezia. Alla produzione di pittura alterna con altrettanto successo quella di incisione. La sua opera è apprezzata dai maggiori collezionisti europei e americani, consacrando il pittore “dei pretini” alla fama internazionale. Muore a Pesaro nel 1975 all'età di 66 anni a seguito di un collasso cardiocircolatorio. 

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