Trafficavano giovani calciatori ivoriani, 5 indagati a Parma

Due degli ivoriani, dopo esser stati ingaggiati in squadre di calcio locali, sono oggi in forza alle prime squadre del Sassuolo e dell'Atalanta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:59
Giovane calciatore in forza all'Atalanta

Si sarebbero finti genitori di cinque giovanissimi calciatori di nazionalità ivoriana per farli entrare in Italia. Dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, li hanno avviati all‘attività calcistica. Per questo la squadra mobile di Parma, su delega del pm Fabrizio Pensa ha eseguito una serie di perquisizioni a carico di cinque cittadini ivoriani. Sono ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Le indagini

Le indagini – spiega Ansa – erano partite nel 2017 quando il procuratore sportivo Giovanni Damiano Drago, nell’ambito di un procedimento penale per reati simili con altri giovanissimi giocatori africani protagonisti, aveva parlato dei cinque calciatori della Costa d’Avorio. Dalle indagini è emerso che un’indagata, dipendente dell’Atalanta Bergamasca Calcio, e l’allora marito, fondatore del club calcistico di Abidjan, avrebbero fatto entrare in Italia nel 2014, sempre attraverso un visto per ricongiungimento familiare, due figli che, dopo esser stati ingaggiati in squadre di calcio locali, sono oggi in forza alle prime squadre del Sassuolo e dell’Atalanta.

Ivoriani in serie A

La sorella della prima indagata e il marito, poi, avrebbero portato in Italia, come presunti figli, altri due giocatori. Oggi sono in forza uno nel Lecce ed un altro in serie D. Infine, un altro ivoriano, entrato in Italia nel 1987 e sposato con una cittadina italiana, portò nel 2014 un altro giovanissimo giocatore. Attualmente è in prestito a un club finlandese. Lo aveva precedentemente tesserato il Parma. Nella giornata di ieri, gli inquirenti hanno ascoltato i quattro ragazzi presenti in Italia come persone informate sui fatti. Dalle loro dichiarazioni, è stata provata l’ipotizzata falsità dei loro rispettivi rapporti di parentela con gli indagati. Estranei invece ai fatti i club dove attualmente militano i giocatori.

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