Reato di tortura: condannati quattro minorenni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:54

Colpevoli di reato di tortura: questa la sentenza emessa dal tribunale per i minori di Milano nei confronti (e si tratta di una prima assoluta) di quattro minorenni, tutti di quindici anni, accusati di aver seviziato un coetaneo per ore, picchiandolo e rinchiudendolo a forza in un garage, per eseguire indisturbati le loro angherie. Tre di loro, inoltre, sono stati condannati a quattro anni di detenzione, oltre che a 1.200 euro di multa, mentre il quarto a quattro anni e sei mesi e una multa di 1.500 euro. La sentenza è stata emessa a fronte di una legge che, nel nostro Paese, è in vigore da circa due anni ma la sua violazione mai, prima d'ora, era stata contestata a delle persone non ancora maggiorenni. Soddisfazione da parte del legale del giovane vessato, secondo il quale, però, “quando vengono condannati dei minorenni non ci sono mai dei vincitori”. In un colloquio con Adnkronos, però, ha altresì sottolineato come “per i fatti gravi accaduti, si tratta di una condanna equa, giusta. Ciò che mi sorprende positivamente è la velocità con cui la giustizia minorile ha affrontato e risolto il caso, è un fatto positivamente anomalo per l’Italia. Non è mai giusto lasciar passare troppo tempo dai fatti”.

Il legale: “Sentenza equa”

Il legale del ragazzo, ha poi commentato la natura delle condanne, spiegando che “a causa dei meccanismi del processo minorile, senza questo reato le pene sarebbero state molto più lievi, anche dimezzate, intorno ai due anni. E questo nonostante ci fossero altre accuse gravi”. Per quanto riguarda il suo assistito, secondo l'avvocato “più tempo passa dai fatti meglio sta, il tempo è la migliore medicina. Anche se non ha partecipato personalmente al processo rivivere l’accaduto gli ha fatto male, gli ha causato uno stato d’ansia abbastanza intenso. I genitori? Oggi sono tranquilli, sereni. Non hanno mai cercato vendetta, però volevano che venisse riconosciuto il grave torto subito dal figlio”. E non tralascia un riferimento ai tre ragazzi non ancora maggiorenni, rei di aver commesso quelle che sono state quindi considerate delle vere e proprie torture: “Ora si vedrà quando torneranno liberi, speriamo che per allora avranno maturato il pentimento e non ci siano più contatti con il mio assistito”.

 

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