Femmincidio Biagi, l'Inps rinuncia al rimborso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:34

Fu uccisa nel 2013 Cristina Biagi, vittima di un femminicidio che, a distanza di sei anni, ha assunto una risonanza che va oltre il dolore della sua famiglia. Cristina fu uccisa dal suo ex marito, che la ferì a morte con alcuni colpi di pistola a Marina di Massa, nell'ambito di un agguato che, prima dell'omicidio, vide ferita gravemente dai proiettili anche un'altra persona, Salvatore Galdiero, raggiunto da sei pallottole. Il punto è che, dopo anni, è spuntata la cifra di 124 mila euro vicina ai ricordi di quella giornata tragica, la stessa che, secondo l'Inps, sarebbe dovuta essere corrisposta dalle figlie della donna uccisa, orfane (il padre si suicidò dopo il femminicidio), all'uomo ferito come rimborso per l'invalidità. Le ragazze sono entrambe minorenni (rispettivamente 12 e 14 anni) e, loro malgrado, sono finite al centro di un caso complesso e decisamente troppo grande per loro, già costrette a fare i conti con una devastante tragedia familiare. L'Istituto di previdenza, attraverso le parole del presidente Pasquale Tridico a Radio Capital, ha fatto sapere comunque che rinuncerà al rimborso: “La lettera con la richiesta di risarcimento è un atto dovuto, ma l'Inps ha già contattato i familiari avvisandoli che non ci sarà alcun atto esecutivo”.

Il caso

La vicenda, comunque, aveva già raggiunto i vertici delle istituzioni italiane, tanto che addirittura il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva contattato il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, per avere delucidazioni sulla questione rimborso. Un gesto che ha favorevolmente colpito la famiglia delle giovani figlie di Cristina: “Il fatto che il Presidente della Repubblica si sia interessato alle mie nipoti mi rassicura – ha detto a Repubblica lo zio, Alessio Biagi -, finalmente, su una vicenda che non ci ha fatto dormire. Per noi Mattarella è un faro e ci commuove apprendere che una figura del suo spessore abbia deciso di aiutarci. Grazie”. Prima del dietrofront del presidente dell'Inps, l'Istituto aveva affermato che la richiesta di rimborso “è legittima e vincolata, come riconosciuto dallo stesso avvocato della famiglia” ma anche che, “data la particolarità della vicenda sotto il profilo umano, nel 2017 la Sede di Massa Carrara, prima d'inviare una lettera finalizzata ad interrompere la prescrizione, ha avuto cura di contattare i destinatari della lettera, con l'impegno a non attivare per il momento alcuna azione legale per il recupero coattivo”. Anche il ministro delle Politiche agricoltura, Teresa Bellanova, era intervenuta sul caso, definendolo “un atto legittimo ma contrario a ogni buonsenso. Come Stato abbiamo il dovere di proteggere le vittime di femminicidio, non di vessarle. L'INPS rinunci al recupero coattivo di quelle somme, troviamo una soluzione a questo crudele paradosso. Quelle due giovanissime donne hanno già pagato un prezzo altissimo”.

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