Cannabis light, la Cassazione: “E' reato venderne i derivati”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:07

Punibile la vendita o la cessione a qualunque titolo di prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis”: lo hanno stabilito i giudici delle Sezioni penali unite della Suprema Corte, che mettono nella lista nera l'olio, le foglie, le infiorescenze e la resina, ponendo così uno stop definitivo, a norma di legge, alla vendita della cosiddetta “cannabis light”. Tale commercializzazione, infatti, “non rientra nell'ambito di applicazione della legge n.242 del 2016 che qualifica come lecita unicamente l'attività di coltivazione di canapa”. Pertanto, “integrano reato le condotte di vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della 'cannabis sativa L.', salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”. In sostanza, saranno i giudici a valutare, di volta in volta, quale sia “la soglia di 'efficacia drogante' che rientra nei 'parametri' del consentito”. A stretto giro è arrivato il commento della Comunità Papa Giovanni XXIII, attraverso le parole del suo presidente, Giovanni Paolo Ramonda: “Plaudiamo a questa sentenza che pone un freno agli interessi economici ed ideologici della commercializzazione della cannabis. Questa decisione dell'Alta Corte ha svelato l'inganno che si cela dietro il business nato negli ultimi due anni sfruttando l'ambiguità di una legge. Si è trattato di un palese tentativo di legalizzare totalmente la cannabis, giocando sull'uso del termine 'light'… I giovani non possono essere annebbiati e spenti dal fumo della cannabis, prede del primo occupante. Al contrario i giovani sono pieni di vita ed hanno bisogno di opportunità per sviluppare i loro talenti, per trovare un lavoro, per costruirsi una famiglia”.

La richiesta di trasmissione alla Consulta

In giornata, l'attesa sentenza aveva provocato un clamoroso colpo di scena nel caso al vaglio della Suprema Corte di Cassazione, riguardante la commercializzazione dei prodotti derivati da infiorescenze o resine della cannabis con Thc inferiore allo 0,6%. Le Sezioni Unite erano chiamate a pronunciare la decisione in merito alla cosiddetta “cannabis light“, ma la Procura Generale della Cassazione aveva chiesto che gli atti fossero trasmessi alla Corte Costituzionale. 

Una vicenda assai dibattuta

Occorre fare un passo indietro per comprendere al meglio la situazione. A sollevare il caso davanti al massimo consesso della Suprema Corte è stata la Quarta Sezione penale, nell'ambito di un procedimento riguardante il sequestro effettuato nei confronti di un commerciante: il Riesame di Ancona aveva annullato il sequestro e il procuratore capo del capoluogo marchigiano si era quindi rivolto alla Cassazione. Prima di oggi, a Piazza Cavour sono state pronunciate due decisioni opposte. Per la Quarta Sezione il commercio di canapa light è vietato, gli ermellini della Sesta Sezione in un'altra interpretazione sul tema hanno invece acconsentito. Dunque nell'udienza di oggi a porte chiuse il sostituto pg Maria Giuseppina Fodaroni nella sua requisitoria ha chiesto la trasmissione degli atti alla Consulta. D'altronde nei mesi precedenti gli stessi giudici della Cassazione avevano scritto: “Al di là delle considerazioni esposte, è comunque incontrovertibile l’esistenza, nella materia in esame, di un contrasto giurisprudenziale”. L’avvocato penalista Carlo Alberto Zaina, difensore del caso da cui è iniziato il procedimento, aeva commentato: “Tutto ciò prevederà un allungamento dei tempi anche fino ad un anno e mezzo. Con la trasmissione degli atti alla Consulta andremmo incontro ad altri mesi di assoluta incertezza”. Secondo il legale in realtà: “Ci sono tutti gli strumenti perché la Cassazione decida”. 

Una decisione importante sotto il profilo etico ed economico

Una cosa è certa: qualsiasi decisione sarebbe stata presa avrebbe avuto un forte impatto sia sul piano morale sia su quello economico. Infatti secondo l’Aical, Associazione italiana cannabis light (la Confindustria della marijuana), pur in assenza di dati certificati, il mercato della canapa in Italia vale oggi circa 80 milioni di euro, in crescita a tassi del 100% l’anno. Un valore che comprende l’intera filiera: coltivazione, distribuzione, fino alla vendita di oltre 100 prodotti come fiori, tisane, oli, cosmetici, fino alle farine per la piadina. In tre anni, il numero di negozi di canapa light nel nostro Paese è passato da zero a oltre 3.000.

 

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