Aggredisce militare e grida “Allah Akbar”: “Volevo essere ucciso”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:28

Voleva solo farla finita. La jihad, la guerra santa contro gli infedeli, e il terrorismo non c'entrerebbero nulla con il gesto compiuto ieri da Mahamad Fathe. L'uomo, 23 anni, proveniente dallo Yemen e irregolare nel nostro paese senza fissa dimora, la mattina di martedì 17 settembre ha aggredito in militare a Milano e quando stato fermato dagli agenti avrebbe anche gridato “Allah Akbar”. Di fronte agli inquirenti avrebbe poi ammesso che il suo intento era quello di farsi uccidere dopo l'attacco, perché non sopportava più di vivere in quelle condizioni. Per lui adesso potrebbero aprirsi le porte del carcere. Il giovane, arrivato in Italia dopo essere stato espulso dalla Germania, secondo le autorità tedesche avrebbe avuto “simpatie islamiste”, ma secondo gli investigatori la segnalazione sarebbe stata generica e non supportata da indizi o inchieste.

“Farla finita”

L'aggressione in Piazza Duca d'Aosta, lo slargo antistante il principale scalo ferroviario meneghino, è avvenuta pcoo prima delle 11 di mattina. Fathe si sarebbe scagliato contro il militare, Matteo Toia, impegnato nell'operazione “Strade sicure” e lo avrebbe colpito due volte, una al collo e una alla schiena, ferendolo anche se in modo non grave. Dopo, lo yemenita sia sarebbe dato alla fuga ma a fermarlo ci avrebbe pensato – secondo MilanoToday – un passante, un senegalese di mezza età con regolare permesso di soggiorno. In quel frangente il ragazzo avrebbe gridato “Allah Akbar”, forse per spaventarlo. L'intervento ha poi consentito ai carabinieri del Reggimento Lombardia di raggiungere e portar via Fathe. Il 23enne, di fronte al pubblico ministero Alberto Nobili, avrebbe ammesso che in realtà cercava soltanto la morte per sé: “Ero stanco di questa vita, l'unico modo per farla finita era con questo gesto. Volevo essere ucciso per raggiungere il paradiso di Allah“. Il ferito è stato ricoverato all'ospedale Fatebenefratelli 

Capi d'accusa

Alla luce delle recenti affermazioni, il giudice per le indagini preliminari dovrà decidere se convalidare o meno la richiesta di convalida dell'arresto e di custodia cautelare in carcere per Fathe. Le accuse che lo riguardano sono quelle di tentato omicidio aggravato dalle finalità terroristiche e di violenza a pubblico ufficiale. Fathe era arrivato in Germania dall'Italia, poi a luglio era stato rimpatriato nel nostro paese e le autorità tedesche avrebbero comunicato a quelle italiane che l'uomo sarebbe stato un simpatizzante dell'Islam. Secondo gli inquirenti però, le indicazioni ricevute erano vaghe, incomplete e non supportate da elementi che facessero pensare a un'eventuale adesione all'Isis.

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