Covid Italia: è polemica per la riapertura tra le regioni

Il Ministro della Salute Roberto Speranza "É chiaro che un rischio lo stiamo assumendo poiché il rischio zero ora non esiste ma ci arriveremo solo quando ci sarà il vaccino"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:00
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Nessuna vittima in 9 regioni nelle ultime 24 ore per il coronavirus in Italia, secondo i dati della Protezione civile. Sono Marche, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna. La Lombardia ne fa registrare 33 su 75, il 44% del totale, unica regione a far registrare oggi un numero di deceduti in doppia cifra. Le altre sono tutte al di sotto delle 10 vittime. I malati coronavirus – gli attualmente positivi nei dati della Protezione civile – calano in tutte le regioni, tranne in Umbria dove il numero resta invariato rispetto a ieri. Nel dettaglio: i contagiati totali da coronavirus sono ora 233.019, 355, quando se ne erano registrati 416 in più, quindi in calo nelle 24 ore. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti.

Riapertura tra le regioni

“Sembra che dal 3 giugno, da mercoledì, non ci sia più il limite del confine regionale di spostamenti. Ma noi siamo in attesa di un provvedimento nazionale. Questa cosa va a consolidarsi solo dopo l’adozione del provvedimento a livello nazionale, da come la vedo io, ci vorrà un Dpcm che interrompa il blocco”, ha detto il governatore del Veneto, Luca Zaia, rilevando che “a memoria, tutti gli atti decadrebbero dal 15 giugno, per anticipare bisognerebbe fare un provvedimento di revoca”. “Aspettare anche una settimana, e arrivare anche in Lombardia a numero di contagi molto ridotto, darebbe sicurezza a tutta l’Italia e forse si potrebbe riaprire con maggiore tranquillità”, “sarebbe un ragionamento di semplice buon senso” dal momento che i dati sui contagi “non sono ancora assestati” e la Lombardia mantiene ancora un “impatto pesante”. Lo ha detto il governatore toscano Enrico Rossi. Per Rossi anche tra i cittadini “c’è un sentimento diffuso di preoccupazione”. “Rischiamo un po’ – ha aggiunto – di lanciare un messaggio altalenante, in base alle emozioni”. Quello “attuale è che tutto è finito: non è cosi, i fenomeni non sono assestati, anche in Toscana: l’altro giorno c’erano due casi di contagio, ieri 12”. Laddove ce ne sono centinaia “rimango un po’ sbalordito a vedere questa forte spinta a riprendere a far tutto come prima”, “sarei più cauto”. “Non voglio fare lo sceriffo – ha concluso -, non sono per la guerra tra Regioni ma il mio invito al Governo è di considerare anche questi aspetti”. “Qualche quota di rischio va presa altrimenti non riapriremmo mai”. Lo ha detto anche Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni. “Mi pare che dopo il 4 di maggio quando tornarono al lavoro 5 milioni di persone la curva ha continuato a scendere, dopo la riapertura del 18 maggio proprio in questi giorni si può fare una valutazione e si prova a ripartire”. “Un rischio c’è e sarebbe sbagliato non riconoscerlo, è chiaro che un rischio lo stiamo assumendo poiché il rischio zero ora non esiste ma ci arriveremo solo quando ci sarà il vaccino. Fino ad allora si tratta di assumersi dei rischi ponderati e di provare a gestire una fase diversa” ha aggiunto il ministro della Salute Roberto Speranza a ‘1/2 ora in più’ a proposito della riapertura della mobilità infra regionale dal 3 giugno. Per “il rischio zero avremmo dovuto conservare un lockdown assoluto per mesi ma il Paese non avrebbe retto”. Che ci sia una “differenza sui territori è un dato di fatto innegabile e il nord ha pagato il prezzo più alto, ma ora il trend di tutte le regioni va nella direzione giusta. Al momento – ha sottolineato il ministro i dati ci dicono che è vero che ci sono differenze quantitative ma la tendenza di tutte le regioni va nella direzione giusta ed è in discesa”. Tuttavia, ha avvertito, “le settimane che arriveranno sono ancora con un esito non scontato e le misure di distanziamento e precauzione saranno determinanti”. Ora, ha aggiunto il ministro, “il Paese sta molto meglio, abbiamo avuto una fase difficilissima e siamo stati i primi a dover prendere decisioni durissime, ma il coronavirus non è finito, è un’onda che si sta spostando ma non è scomparso. Dunque, le norme resteranno”. “Abbiamo ancora bisogno di comportamenti corretti. Dal 4 maggio i dati sono progressivamente migliorati e nonostante le aperture prudenti e graduali, comunque la curva non si è rialzata ma ha continuato a piegarsi dal lato giusto. Ma guai a cantar vittoria e pensare – ha concluso Speranza – che tutto sia finito”.

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