Interris incontra don Sergio Ciresi, direttore della Caritas diocesana di Palermo che ricorda con emozione due incontri significativi con Papa Francesco: il primo durante un convegno a Roma e il secondo in Sicilia, in occasione del quinto anniversario della morte di Padre Puglisi. Francesco ha avuto sempre una particolare attenzione verso la Sicilia, terra di accoglienza e crocevia di culture, e il suo impegno verso gli ultimi. Nel primo viaggio apostolico a Lampedusa lasciò tre parole: correre, speranza e disarmo, invitando a una vita di fede attiva e di pace.
Don Sergio racconta di incontri molto forti e impattanti. “Sicuramente – rivela – quando è venuto a trovarci a settembre del 2018, in occasione dell’anniversario della morte del beato Giuseppe Puglisi, dove appunto abbiamo poi pranzato insieme alla missione di speranza e carità da Biagio Conte.
L’attenzione agli ultimi e agli scartati
Nei cuori rimane l’affetto per i siciliani a tal punto da scegliere questa terra per il suo primo viaggio apostolico che lo portò a Lampedusa. “Sin da subito – ricorda ancora il direttore della Caritas diocesana di Palermo – in questa nostra terra di Sicilia, abbiamo capito quanto per lui fossimo importanti, essendo un’isola nel pieno del Mediterraneo. Io credo che uno dei messaggi che per noi siciliani ha veramente dato una certa importanza è stato proprio questo: la consapevolezza di essere un’isola nel pieno del bacino del Mediterraneo, crocevia di culture e soprattutto in questi ultimi decenni di questi sbarchi, con una attenzione proprio agli ultimi, agli scartati, di cui appunto la maggior parte approda, almeno nel territorio italiano, proprio in Sicilia”.
Le tre parole di Francesco per i giovani siciliani
Tre parole hanno colpito don Sergio Ciresi in questo viaggio. Tre parole che Francesco ha voluto lasciare alle nuove generazioni: “correre, speranza, disarmo. Correre: Questa corsa nei confronti del Signore, quindi come ci ricordano appunto le donne dopo aver scoperto il sepolcro vuoto, che corrono verso i discepoli, quindi questa corsa verso l’annuncio a tutte le donne, a tutti gli uomini che sentono il desiderio di pace, di amore, di misericordia. Speranza: sperare e che per noi, capisco a volte quanto possa essere difficile nelle storie di ognuno di noi, però noi dobbiamo dis-conoscere la disperazione e quindi credo che questo sia un’altra cosa importante. Disarmo: dobbiamo gridare, come ha fatto lui in questi anni di proclamare la pace nelle micro realtà come nelle macro realtà”.

