La pace come programma e fondamento del pontificato di Leone. Nei suoi primi cento giorni sul Soglio di Pietro Robert Francis Prevost ha posto il ripudio della guerra quale architrave della propria azione. Una moral suasion “no war” che in ogni gesto e intervento mette la pacificazione sui fronti di guerra a fondamento del magistero. Proprio in questa ottica nei giorni scorsi Philemon Yang, presidente della 79esima sessione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, è stato ricevuto in udienza da Leone XIV. L’incontro ha sottolineato gli intenti comuni della Santa Sede e dell’Onu a favore della diplomazia multilaterale per costruire la pace globale. Un incontro che è testimonianza del dialogo in atto grazie al Vaticano tra religione e diplomazia. E che assume un valore simbolico ed essenziale in un momento in cui le sfide globali dalla guerra al cambio climatico richiedono risposte integrate, umane e multidimensionali, rafforzando l’idea che la diplomazia internazionale non sia solo questione politica, ma anche morale.

Pontificato di pace
“Continuiamo a pregare perché si ponga fina alle guerre. L’ottantesimo anniversario dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki ha risvegliato in tutto il mondo il doveroso rifiuto della guerra come via per la risoluzione dei conflitti- ha detto il Pontefice in piazza San Pietro-. Quanti prendono le decisioni tengano sempre presenti le loro responsabilità per le conseguenze delle loro scelte sulle popolazioni. Non ignorino le necessità dei più deboli di un desiderio universale di pace”. Sulle orme di Leone XIV il cardinale Matteo Zuppi, presidente Cei e arcivescovo ha guidato alla vigilia dell’Assunta una preghiera per la pace nei ruderi della chiesa di Santa Maria Assunta a Casaglia a Marzabotto, uno dei luoghi simboli dell’eccidio del 1944. Durante la celebrazione, organizzata insieme alla Piccola Famiglia dell’Annunziata, sono stati letti i nomi dei bambini israeliani e palestinesi morti il 7 ottobre 2023 e successivamente a Gaza. E’ stato rilanciato anche l’appello di Leone XIV per la pace, affinché “tacciano le armi, si fermino i conflitti” e si affrontino “non con le armi ma con il dialogo”. La Chiesa di Casaglia è un luogo carico si significati simbolici: nel settembre del 1944 ci si radunarono gli abitanti della zona, che poi furono uccisi dai nazifascisti, in Chiesa nel cimitero adiacente. “Il fiume di sangue che da quasi due anni scorre a Gaza e in Terra Santa – dice Paolo Barabino, superiore della Piccola Famiglia dell’Annunziata – ci interroga sempre più profondamente spingendoci a un gesto forte di intercessione. Ciascuna vittima di ogni conflitto e particolarmente i bambini non sono mai semplicemente un numero ma un volto, un nome e una storia“.

Magistero della pace
A sostegno dell’azione di pace di Leone XIV in Terra Santa la Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) ha pubblicato una “Nota sulla situazione del popolo palestinese a Gaza”. Nel documento la presidenza della Cnbb afferma di seguire “con grande preoccupazione e indignazione l’aggravarsi del conflitto nella regione mediorientale, in particolare nella Striscia di Gaza, con le sue drammatiche conseguenze”. L’episcopato brasiliano afferma che “nulla giustifica un’azione terroristica”. Tuttavia, di fronte alla violenta crisi umanitaria che affligge il popolo palestinese, la Cnbb si unisce al clamore e alle preghiere di tante Chiese sorelle e agli appelli di Papa Leone XIV, a favore della pace, e sottolinea che “il popolo palestinese di Gaza ha bisogno di una soluzione pacifica al conflitto, affinché palestinesi e israeliani possano vivere in pace“. I vescovi brasiliani invitano “tutte le comunità a intensificare le preghiere e i gesti di solidarietà, perché questo è un tempo di azione per la pace, affinché l’umanità protegga i civili e coloro che soffrono”. Proprio in occasione dell’80°anniversario dei bombardamenti atomici, il Pontefice ha inviato un messaggio a monsignor Alexis Mitsuru Shirahama, vescovo di Hiroshima. “La vera pace esige il coraggio di deporre le armi, soprattutto quelle che hanno il potere di causare una catastrofe indescrivibile”, scrive il Papa citanod un sopravvissuto di Nagasaki, Takashi Nagai: “La persona d’amore è la persona di coraggio che non porta le armi“.

Appello no war
L’impegno di Leone XIV per la pace offre il pontificato come modello di conciliazione fra i popoli mentre nel mondo sono in corso 59 guerre. A Roma, nella Sala Pia dell’Università Lumsa, i rappresentanti delle associazioni cristiane firmatarie dell’iniziativa si sono date appuntamento per rilanciare forte l’impegno per il disarmo e la conversione nucleare. Tra memoria della potenza distruttiva, responsabilità e nuove minacce globali, il monito di allora resta più attuale che mai e chiede alle coscienze dei cristiani, animati dallo spirito evangelico di diffondere e costruire la pace attraverso il disarmo nucleare e l’eliminazione definitiva delle testate destinate alla distruzione totale dell’uomo e del pianeta. Con la conversione delle stesse in energia di Pace per tutti, come già in parte significativa avvenne con il Piano Usa-Russia Megatons to Megawatts. Un’iniziativa incoraggiata dall’accorato appello di Leone XIV rivolto ai giovani pellegrini venuti da tutto il mondo a Roma per il Giubileo. “Voi siete il segno che un mondo diverso è possibile: un mondo di fraternità e amicizia, dove i conflitti non si risolvono con le armi ma con il dialogo”. Un forte richiamo a impegnarsi concretamente per il cambiamento, per il bene e la fratellanza tra i popoli.

