SABATO 07 FEBBRAIO 2015, 000:01, IN TERRIS

La leggenda dei templari

MACARIO TINTI
La leggenda dei templari
La leggenda dei templari
Orlando, Parsifal, Galaad, Don Chisciotte. Chi non conosce almeno uno di questi quattro Cavalieri? La cinematografia e la letteratura hanno contribuito ad accrescerne il mito e il mistero, anche se forse solo Orlando possiede una verità storica. Eppure i cavalieri sono al centro di discussione secolari, depistaggi, false ricostruzioni. In questo dipanarsi nei secoli forse nessuno è entrato nell’immaginario collettivo come i templari. E i principi ideali che ressero e reggono l’istituzione cavalleresca resistono ai cattivi esempi e alle infamie perpetrate in ogni tempo e luogo da falsi cavalieri e falsi cristianità. Riconoscendo e accettando questa necessità primaria, evita che, agendo in modo contrario, forza e valore diventino strumenti posti al servizio degli interessi personali, oppure si trasformino in modi per affermare il proprio potere e il proprio orgoglio a danno degli altri. In questa sua umile accettazione dei propri limiti umani egli realizza la massima espressione dell’umana creatura che reca in sé la presenza di Dio.

Tant’è che nella tradizione le uniche persone autorizzate a compiere il rito dell’investitura sono il Vescovo o un altro Cavaliere regolarmente investito. I nemici che il prescelto porta in sé sono le medesime forze delle tenebre che motivano il male al di fuori di lui e spingono gli altri ad opporsi all’opera della Luce. Si tratta dunque di guerrieri particolari, ispirati da Dio, nominati da un Vescovo e con il compito preciso di difendere il “gregge”.

Tutto il loro vestiario e gli armamenti hanno un significato preciso. La spada, assieme al cavallo, è il simbolo più importante e, nella sua perfetta dirittura, rappresenta la lealtà al Verbo. Il cingolo è invece testimone della sacralità della missione. Lo scudo simboleggia la forza della preghiera e della fede. E’ interessante notare che i templari, costituitisi com’è noto durante le Crociate grazie all’ispirazione di San Bernardo, sembra abbiano avuto strettamente a che fare da un lato con la Sindone e dall’altro con l’Islam, ponendosi a crocevia delle relazioni tra le religioni monoteiste.

Il mito iniziò a incrinarsi con l’arrivo dei “pentiti”. Non proprio come li conosciamo noi oggi, ma è un fatto che tra il 1305 e 1306 Esquieu de Floryan, priore di Montefaucon, nel Lot, si lasciò prendere dagli scrupoli sulla sua vita e condizione; o forse vi fu qualcuno che con promesse e minacce lo indusse a dire tutto ciò che sapeva e forse anche a testimoniare il falso. Anche nel Medioevo i supertestimoni avevano un loro peso…

Trovò ascolto in Filippo IV il Bello, re di Francia, al quale raccontò dicerie contro i monaci cavalieri. In un primo tempo questa specie di “legione straniera”, tanto per restare sull’onda transalpina, alla quale accorrevano peccatori desiderosi di redimersi, era stata la salvezza dei territori che la crociata aveva guadagnato alla Cristianità. Ma poi, con l’espansione numerica e finanziaria, si videro sempre più costretti a trattare con gli altri ordini, con i vertici della Chiesa, con i musulmani; e data la propria disponibilità economica, iniziarono a fare da “banca”. Fu l’inizio della fine, con una deriva che nulla aveva a che vedere con l’ispirazione inziale. Poi il processo, pilotato dal Re francese, e la bolla Vox in excelso nella quale – senza esprime alcuna condanna – il Papa si avvaleva della sua suprema autorità per sciogliere l’Ordine.

La leggenda della sopravvivenza occulta dell’Ordine del Tempio ha ancora tanta parte nella letteratura occultistica e new age. Essa riuniva i riferimenti a improbabili trasmissioni iniziatiche care agli occultisti, con espliciti richiami anticattolici. In barba ai documenti storici, e invece in ossequio alla tradizione gallicana francese, nelle ricostruzioni fatte la responsabilità della distruzione dell’Ordine del tempio veniva attribuita interamente alla Chiesa, scagionando il re Filippo il bello e ignorando volutamente il peso delle violenze dell’apparato giudiziario del regno che portò a un processo-farsa e le stesse minacce del re nei confronti dei Padri riuniti a Vienne.

Insomma: niente tesori nascosti, eresie e altre amenità simili. Solo un Ordine inserito nel proprio tempo, fatto di scontri armati e di preghiera, ma per questo binomio rivoluzionario al punto da solleticare la fantasie nel corso dei secoli. Diceva la medievalista Régine Pernoud: “Per i templari si fa fatica a credere al confronto in tesi tra la letteratura che hanno suscitato – non più agiografica ma, in qualche caso, completamente demenziale - e d’altra parte i documenti, così semplici, così probanti, così tranquillamente irrefutabili che costituiscono la storia vera”.
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