SABATO 07 OTTOBRE 2017, 00:01, IN TERRIS

Fatture e malocchio:
cosa c'è da sapere

Ogni maleficio ha quattro attori: chi lo fa, chi lo riceve, il diavolo e Dio 

PAOLO BERTI
Maleficio
Maleficio

Molte volte mi sono sentito domandare: "Esistono le fatture? E il malocchio?". La risposta a tali domande è sì, ma si è tenuti a spiegare parecchie cose. Innanzitutto, fattura, malocchio, sortilegio, magia nera, designano un’azione malvagia nei confronti di qualcuno.


I protagonisti

Gli attori sono quattro: colui che fa la fattura, chi la riceve, chi procura materialmente il danno, cioè il demonio. Il quarto attore è Dio, che permette, nella misura che vuole, e per i fini che lui vuole, o non permette. Il diavolo agisce su richiesta del primo attore, che, libero, gli consegna la propria anima, in cambio di una vessazione continua della persona che vuole colpire. Satana per agire vuole qualcosa in cambio: l’anima del richiedente, e quest'ultimo credendo di poter la condurre la situazione, acconsente. In realtà il primo attore accetta di avere come sovrano il demonio, e di esserne schiavo. L’adempiersi materiale del maleficio per mezzo del maligno è soggetto tuttavia alla permissione di Dio, poiché il demonio non può mai sorpassare la sovranità di Dio, a meno che - ipoteticamente - la vittima del maleficio abbia eletto anche lei il demonio per suo sovrano.
Colui che riceve il maleficio è anch’egli un attore: parte attiva circa la sua reazione alla fattura.


Il ruolo di Dio

L’azione di una fattura viene senz’altro impedita da Dio se volesse colpire un suo fedele, vivo nella fede, nella carità, nella speranza. Nella Bibbia abbiamo infatti il caso dell’indovino-fattucchiero Balaam, esperto in oracoli e in benedizioni, nonché in maledizioni con sortilegi (Nm 22-24). Benedice e maledice in nome di Dio, ma è complice e schiavo del demonio, tanto che spaccia la sua realtà perversa come potere che gli viene dal Signore, pur riconoscendo chi è Dio. Qui, il primo attore è Balaam, mosso dal denaro e dall’odio di Barak, re di Moab. Satana è sottaciuto dalla narrazione. Dio non permette che il popolo venga maledetto. Israele non può essere colpito perché legato a Dio dall’alleanza (Nm 23,23). Entrerà in disgrazia quando disubbidirà, fornicando, per insinuazione di Balaam, a Baal Peor, con le donne di Moab (Nm 31,16); sarà Dio allora colpirlo, poiché il popolo è andato contro l’alleanza. L’unica azione che fu possibile a Balaam fu quella di istigare alla corruzione il popolo, perché poi fosse colpito da Dio. Per il resto Balaam fu costretto a benedire il popolo e ad annunciare il suo grande futuro. Si può obiettare che si tratta di un popolo, ma la sostanza è che il popolo di Dio non può essere maledetto. E quindi anche una persona unita a Dio non lo può essere: il Signore non lo permette. Centrati sono quindi gli adagi popolari: “Male non fare, paura non avere” e “Gli accidenti vanno alla pastura e tornano a chi li augùra”.


Le prove di Giobbe

Nel libro di Giobbe vediamo una persona non colpevole vessata dal demonio, ma la situazione è molto diversa. La situazione rientra nell’invidia (Sap 2,24) che Satana ha verso Dio, e nell'avversione verso i santi che hanno conquistato del Cielo, da dove lui è stato scacciato. Il diavolo è accusatore, e accusa davanti a Dio Giobbe sostenendo che egli ama Dio solo per la convenienza delle larghe benedizioni avute. Ne segue che Dio non può trarre gloria da Giobbe, uomo che ama solo perché beneficato in tutto. E’ ciò che si legge nel libro dell’Apocalisse (12,10-11): "L'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte". Dio accetta la sfida, non lasciando però solo Giobbe nel combattimento contro il dolore delle sventure e soprattutto contro le perplessità teologiche istillate da quei tre fantocci del demonio che l’andarono a trovare (Gb 2,11s). Certo che il caso di Giobbe è eclatante, direi esemplare, ma può ripresentarsi, sotto varie proporzioni.


Fattura e possessione

Bisogna perciò stare attenti a non dire con faciloneria a colui che è vessato che ha una fattura, perché in tal modo lo si mette in una ricerca del colpevole, senza per lui speranza di risultato o con risultato sbagliato, e lo si introduce in un’angoscia profonda. Ci vorrà la presenza di un saggio sacerdote per riportalo alla verità. Tanto per ribadire che la fattura non è sempre a monte di situazioni di vessazione, si può ricorrere all’epifenomeno della possessione diabolica avvenuto in persone di grande rilievo spirituale. Questi casi si contano sulle dita. Notissimi sono i casi di padre Juan del Castillo, gesuita 1596-1628, di padre Jean-Joseph Surin, gesuita 1600- 1663, di suor Maria Crocifissa, carmelitana araba 1846-1878). Lo scopo di queste possessioni era, come già in Giobbe, che crescessero nell’umiltà, nella fiducia in Dio, nella carità verso tutti.


Il caso di scuola

Altra cosa si ha quando la fattura colpisce una persona lontana dalla vita di fede, o molto incerta in essa. Ipotizzo il caso, che non è poi ipotetico. Quello di due amiche. Una di queste ha un fidanzato, ma l’altra glielo soffia attirandolo a sé. La prima si sente tradita, vede il suo sperato futuro sgretolarsi. In quel caso può essere presa da un odio tale verso l'altra, da decidere di dare la sua anima al demonio, affinché la sua ex amica abbia la vita rovinata. L’amica ha commesso un tradimento, e così Dio lascia che il demonio l’attacchi, essendo che già col tradimento è passata dalla parte di Satana. Tuttavia dall’azione del demonio può scaturire per reazione di fronte alla sua situazione il pentimento. Può la traditrice chiedere perdono all’amica rinunciando anche al ragazzo da lei soffiato. Può confessarsi riconciliandosi con Dio. Questi atti le daranno forza per stornare da sé il maleficio. Se invece si agita, si ribella alla situazione, se si mette ad odiare, a disperarsi non volendo pentirsi, allora dà spazio al demonio e davvero la sua vita sarà costellata di dolore, fintanto che di nuovo si rapporterà con il Vangelo, e la liberazione ci sarà, ma con grande fatica, perché lei stesso si è addentrata sempre più nell’odio.


Riconoscere il maleficio

L’attore primo di un maleficio cerca di rimanere nascosto, ma pur è rintracciabile in qualche modo per le sue azioni di peccato, le sue simpatie per l’esoterismo, la magia nera, la sua ostilità causata da qualche scontro con la persona vessata. La presenza di una fattura è anche segnalata da pupazzetti trafitti da spilli, nodi di piume, macchie di colore, e quant’altro una fantasia morbosa produca. Il maledicente può addirittura frequentare la chiesa, per ingannare, nascondersi. Tutto è fatto per confondere e spaventare. Altre volte la persona maledicente esce allo scoperto con telefonate in piena notte, con lettere minacciose e quant’altro. Se la persona fatta bersaglio non ricorre subito a Dio con i Sacramenti, la preghiera, si trova pian piano sempre più impantanata.


Genesi della possessione

Circa la dinamica di come possa attuarsi l’epifenomeno della possessione diabolica è difficile saperlo. Certo non è per la presenza di un attore maledicente. Se questi c'è la possessione va attribuita non precisamente a lui, ma alla reazione scomposta, piena di odio della persona colpita. Lei stessa affonda nel male e può arrivare, per una scelta di Satana e per permissione di Dio, ad essere posseduta. Può essere anche un peccatore che si è dato alla magia, alle sedute spiritiche, che ad un certo punto viene posseduto dal demonio. Può essere anche un innocente, come si è visto, con lo scopo del diavolo di dimostrarsi potente e mettere in difficoltà il soggetto, e anche quelli vicini a lui.


Gli esorcismi

A questo caso ultimo si possono ricondurre - con buona approssimazione - gli episodi della figlia - si suppone fanciulla - della Cananea, e del ragazzo epilettico alternativamente posseduto (Mt 17,14s; Mc 9,14s; Lc 9,37s). Si ha ancora, in questi due casi, una sfida del maligno, che Dio permette in vista di una stimolazione dell’ambiente verso la una vita di fede viva. Va detto che il soggetto colpito, nei momenti di crisi da possessione, non è responsabile di quanto dice o fa. La Cananea reagì con tenacia indomita, e la possessione fu la strada che la condusse a Cristo. Così pure il padre del giovanetto, agì con grande tenacia. Anche i Giudei facevano esorcismi, (Mt 12,27), e quando c’era vera fede e osservanza dell’alleanza riuscivano, evidentemente per la potenza del futuro Cristo. Anche i pagani li facevano, ma risulta impervio valutare i reali risultati. Il diavolo, infatti, può andarsene, di fronte all’invocazione di un dio pagano, per accreditarlo.


Sfida alla comunità

L’epifenomeno della possessione diabolica è molto raro, e ha come fatto principale una sfida di Satana a tutto un ambiente ("Nessuno mi può allontanare. Il padrone di questa persona sono io"), che subisce una presenza tormentosa. Il contesto sociale deve superare la sfida, pregando e chiamando un esorcista di forte preghiera. Mettendosi allo scoperto in stato di sfida, il demonio, però, si rivela nel suo odio verso l’uomo; infatti il diavolo preferisce sempre presentarsi in maniera apparentemente benevola (Gn 3,1s). Ciò determina delle reazioni di fede verso Dio. La permissione di Dio è rivolta a far si che una comunità esca dalla mediocrità toccando con mano l’odio di Satana, e così rifletta e vinca con la preghiera. Chiaro che il soggetto posseduto non è responsabile delle sue azioni durante la crisi di possessione.


Quando vince il male

La comunità interessata può appiattirsi nella viltà e non reagire. E’ il caso dell’indemoniato i cui spiriti possessori si rifugiarono nei maiali (Mt 8,28s; Mc 5,1s; Lc 8,27s). Era un’opportunità immensa la presenza di Gesù in quel villaggio, ma esso si era appiattito in una vile accettazione della presenza dell’indemoniato, di lui non ci si interessava più. La sfida in quel villaggio la stava vincendo il demonio. Gesù doveva essere accolto con gioia dal villaggio, ma fu invitato ad andarsene, tanto erano giunti a quella morbosa tranquillità propria dei vili, che non confidano più nel Signore, ma nei beni della terra (la mandria dei porci perduta). Anche il caso dell’indemoniato presente nella sinagoga, senza essere disturbato da alcuno, denuncia uno stato di viltà e di vittoria del demonio (Mc 1,23; Lc 4,33).

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