VENERDÌ 15 FEBBRAIO 2019, 00:01, IN TERRIS

Backward masking, tra musica e satanismo

Dagli anni '70 a oggi: come l'occultismo entra in canzoni e generi musicali

MACARIO TINTI
Un concerto heavy metal
Un concerto heavy metal
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er qualche strano motivo alcune band hanno deciso di inserire dei contenuti occulti all’interno delle loro canzoni. Il “backward masking” è un fenomeno che interessa la musica, in particolare quella rock, e consiste nella registrazione di frasi al contrario all’interno dei brani musicali. Si tratta di canzoni che ascoltate normalmente non mostrano alcunché di strano ma, se riprodotte in senso opposto, alcune parti di esse contengono parole o frasi intelligibili. Taluni pensano che il “backward masking” possa essere un ulteriore modo per creare messaggi subliminali (dal latino “sub limen”, “sotto soglia”) ossia quella tecnica studiata in psicologia e presente nel linguaggio pubblicitario in grado di fornire informazioni talmente rapide che sono percepite solo a livello inconscio dall’individuo. L’influenza sulla mente umana dei “messaggi subliminali al contrario” non è stata mai accertata scientificamente ma è un dato di fatto che questi siano stati introdotti da diversi gruppi nelle loro composizioni.


Backward masking

Alcuni artisti hanno addirittura confermato, più o meno velatamente, di averli inseriti nei brani affermando di averlo fatto per gioco. Il focus, però, dovrebbe essere puntato sul tipo di contenuti che vengono divulgati, seppure in modo così criptico. Se le frasi sono innocue non c’è nulla di cui preoccuparsi ma, se invece contengono affermazioni che inneggiano a tematiche come la violenza e il suicidio, allora bisogna allarmarsi. Ammetendo pure che il “backward masking” non possa influenzare la persona perché non viene minimamente percepito dalla coscienza, è opportuno soffermarsi sugli effetti provocati da quanto è stato effettivamente decriptato, ossia sul contenuto del messaggio ormai “in chiaro” dopo che è stata condotta una sorta di “caccia al tesoro” per rintracciarlo. In altri termini, alla fine dei conti, che tipo di messaggio ne viene fuori e per quale motivo ci sono dei gruppi musicali che deliberatamente decidono di veicolare messaggi così negativi?


Un legame forte

Ci sono senza dubbio degli aspetti piuttosto inquietanti se ci soffermiamo sulle tematiche che certi settori del panorama musicale offrono. Diverse band abbracciano in modo convinto ideali di violenza e morbosità varie esternandoli nei loro testi, anche attraverso messaggi subliminali. Il legame tra musica moderna e satanismo, inoltre, è più forte di quanto si possa immaginare. I giovani sono i più suggestionabili da influenze di questo tipo perché la musica è un vettore estremamente efficace e popolare; le tendenze “di moda” sono spesso accettate acriticamente dal pubblico giovane.


Primi casi

Il primo riferimento al satanismo nella musica moderna risale addirittura al 1976, anno di uscita di Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Nella copertina del disco appare, insieme ad altri personaggi più o meno famosi, Aleister Crowley. Ringo Starr definì i personaggi ritratti come “coloro che amiamo e ammiriamo” e Paul McCartney come “i nostri eroi”. È poi noto che John Lennon e Yoko Ono fossero coinvolti nello spiritismo e consultassero medium e maghi. Crowley ideò un programma per influenzare i giovani e attrarli verso il mondo del satanismo, divulgando la sessualità attraverso la musica, oltre che incitando verso la droga, la ribellione e l’appoggio di movimenti anti-sistema. La musica, secondo Crowley, deve avere toni alti e violenti e i musicisti sono invitati a dichiararsi i nuovi messia, avvalendosi della protezione di Satana, in nome del quale “preghiamo per gli ammalati, facciamo alzare gli invalidi dalle sedie a rotelle e compiamo prodigi sovrannaturali durante i concerti”.


Hard rock ed heavy metal

Negli anni settanta nasce l’hard rock (rock duro) caratterizzato da ritmi veloci, chitarre elettriche stridenti e distorte e voci urlanti e potenti. Tra i paladini di questo genere si annoverano i famosi Led Zeppelin. Il chitarrista Jimmy Page è un tenace sostenitore di Crowley. Colleziona i suoi oggetti personali e vive in un’abitazione, nei pressi del Loch Ness, dove l’occultista inglese eseguiva rituali e sacrifici. In almeno due album della band ci sono altrettanti riferimenti al satanismo. In Led Zeppelin III, vicino all’etichetta del disco, Jimmy Page fece incidere il motto di Crowley: “Fai ciò che vuoi”, mentre in Led Zeppelin IV c’è un simbolo magico usato nei rituali satanici. Negli anni ’80 l’heavy metal, caratterizzato da suoni ancora più duri dell’hard rock, ha, in alcuni suoi esponenti, caratteristiche spiccatamente sataniche. Si pensi a gruppi come gli Iron Maiden che fin dagli esordi componevano canzoni in cui risuonavano versi del tipo “666, the number of the beast” o Ozzy Osbourne dei Black Sabbath che recita degli autentici inni a Lucifero o inneggia al suicidio. I satanisti, nei loro riti, hanno la consuetudine di recitare le preghiere cristiane al contrario, una sorta di “backward masking” consapevole… Questa operazione è stata eseguita in modo palese nella canzone dei Christian Death intitolata Prayer dove è proprio il Padre Nostro a essere stato registrato al contrario.

Dinanzi a questo scenario forse c’è bisogno di una maggiore conoscenza, consapevolezza e magari il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, denunciando le situazioni in cui si propaga una certa pseudocultura negativa che esalta il male. Il silenzio è complice e rischia di innescare pericolose connivenze con la “dittatura del relativismo” di cui ha parlato Benedetto XVI lasciando agire indisturbati personaggi come Marilyn Manson che strappano Bibbie, invocano il diavolo, fanno atti osceni e diffondono nichilismo e sfiducia nella vita.

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