Viticoltura: la sfida dei cambiamenti climatici tra difficoltà e resilienza

Il riscaldamento globale, l’incertezza internazionale e il cambiamento dei consumi mettono alla prova la viticoltura: uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare italiano

Foto di Pedro Rebelo Pereira: https://www.pexels.com/it-it/foto/vendemmia-nella-valle-del-douro-portogallo-32618103/

Il vino resta uno dei patrimoni più rappresentativi della cultura e dell’economia italiana, ma oggi il settore affronta sfide sempre più complesse. Il cambiamento climatico riduce rese e qualità, anticipa le vendemmie e colpisce soprattutto le aree collinari. A questo si aggiungono l’incertezza dei mercati internazionali, i dazi, le tensioni geopolitiche e l’evoluzione dei consumi. Per Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, servono politiche strutturali e interventi mirati, oltre alla promozione, per sostenere le imprese e garantire futuro al comparto.

La situazione attuale

Il vino è un patrimonio della cultura italiana ma molte questioni, tra cui il clima, i mercati e i consumi che cambiano mettono a rischio un settore fondamentale per l’economia agroalimentare del nostro Paese. A dirlo Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare che avverte “la promozione, da sola, non basta: il comparto ha bisogno di politiche capaci di accompagnarlo di fronte a sfide che si sommano tra loro” e fa il punto sulla situazione nei giorni in cui riparte la pianificazione dello spot istituzionale dedicato al vino italiano, promosso dalla presidenza del Consiglio dei ministri. Rese in calo per effetto del riscaldamento globale, una vendemmia anticipata come mai visto prima, mercati internazionali incerti tra dazi e tensioni geopolitiche, consumi in trasformazione: sono questi i fronti aperti su cui si gioca il futuro di uno dei comparti più identitari dell’agroalimentare italiano. Il nodo principale riguarda il clima.

Il riscaldamento globale

Il riscaldamento globale, ricorda Maretti, non è più una minaccia astratta ma un fattore che incide già oggi sulle rese e sulla qualità delle produzioni, colpendo in particolare le aree collinari, dove le basse rese renderebbero necessari interventi mirati, a partire dal potenziamento delle infrastrutture irrigue. A preoccupare il presidente di Legacoop Agroalimentare è anche il proliferare di nuovi vigneti: il sistema attuale consente ogni anno l’impianto di quasi 7mila nuovi ettari, un ritmo che il Coordinamento vitivinicolo di Legacoop Agroalimentare chiede da tempo di sospendere temporaneamente, insieme a un rafforzamento degli strumenti di liquidità per le imprese cooperative.

Fonte Ansa

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