Dall’autunno potrebbe aprirsi una nuova fase climatica. Al centro dell’attenzione c’è El Niño, il fenomeno naturale legato al riscaldamento delle acque del Pacifico equatoriale, che secondo alcune proiezioni potrebbe raggiungere un’intensità eccezionale. Le conseguenze non riguarderebbero soltanto le aree direttamente interessate dal fenomeno: le modifiche alla circolazione atmosferica potrebbero propagarsi a livello globale, con possibili ripercussioni anche sull’Europa e sull’Italia nei prossimi mesi.
Cos’è El Niño
Per comprendere la portata del fenomeno bisogna fare un passo indietro. El Niño, la fase calda del ciclo noto come ENSO (El Niño-Southern Oscillation), è un fenomeno climatico naturale che si manifesta mediamente ogni 2-7 anni. Tutto inizia quando gli alisei, che normalmente soffiano da est verso ovest spingendo le acque calde superficiali verso l’Asia, subiscono un significativo indebolimento. Questo cambiamento consente a una grande massa di acqua calda di spostarsi verso le coste del Sud America. Il risultato è un’enorme cessione di calore e umidità dall’oceano all’atmosfera, con conseguenze sulla circolazione atmosferica e sui regimi meteorologici anche a migliaia di chilometri di distanza. In generale, El Niño viene identificato quando la temperatura superficiale del mare nel Pacifico equatoriale supera la media di almeno 0,5 °C per un periodo prolungato.
El Niño super: fino a +3,5/+4 °C nel Pacifico
Le proiezioni riportate dagli ultimi aggiornamenti dei modelli previsionali delineano uno scenario di particolare intensità. Secondo le elaborazioni citate della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico potrebbero raggiungere valori molto elevati nei prossimi mesi. Le stime indicano, a partire da settembre e successivamente nei mesi autunnali, possibili anomalie fino a +3,5/+4 °C rispetto alla media. Valori di questa portata alimentano l’ipotesi di un cosiddetto “El Niño super”, espressione utilizzata per descrivere un episodio di eccezionale intensità.
L’impatto sulle temperature globali
Esiste una relazione significativa tra gli episodi di El Niño e l’aumento della temperatura media globale. Durante la fase calda del fenomeno, parte del calore accumulato nell’oceano viene trasferita all’atmosfera, contribuendo temporaneamente all’aumento delle temperature globali. Non è un caso che alcuni degli anni più caldi mai registrati siano coincisi con o abbiano seguito forti episodi di El Niño, come accaduto nel 2016 e nel 2024. È però importante distinguere i due fenomeni. Il cambiamento climatico di origine antropica non crea El Niño, che è un fenomeno naturale, ma un oceano e un’atmosfera già più caldi possono amplificarne gli effetti e aumentare la probabilità di condizioni meteorologiche estreme.
Le possibili conseguenze in Italia
Tra l’autunno e l’inverno 2026-2027, eventuali effetti di un forte El Niño potrebbero raggiungere anche l’Europa attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche, cioè collegamenti a distanza tra fenomeni che avvengono in diverse parti del pianeta. Per l’Italia, tuttavia, l’impatto resta difficile da prevedere con precisione. Un eventuale segnale verso condizioni più miti non escluderebbe episodi di freddo o fasi perturbate: El Niño non determina infatti automaticamente il tempo di una singola stagione. Particolare attenzione potrebbe essere rivolta alla combinazione tra la variabilità legata a El Niño e le temperature elevate del Mediterraneo. Un mare molto caldo può fornire maggiore energia e umidità alle perturbazioni, favorendo, in determinate configurazioni atmosferiche, precipitazioni intense, temporali violenti e alluvioni lampo. Tra gli scenari da monitorare ci sono anche i cosiddetti Medicane, termine con cui vengono indicati i cicloni mediterranei con caratteristiche simili, per alcuni aspetti, a quelle degli uragani.
Uno scenario ancora da monitorare
L’eventuale sviluppo di un “El Niño super” rappresenterebbe dunque un importante elemento di attenzione per la climatologia dei prossimi mesi. Tuttavia, le previsioni stagionali diventano meno affidabili quanto più ci si spinge nel futuro e gli effetti sull’Italia dipenderanno dall’interazione con numerosi altri fattori atmosferici e oceanici. La possibile evoluzione del Pacifico sarà quindi da seguire attraverso i prossimi aggiornamenti dei modelli climatici, evitando di considerare già certe conseguenze che, allo stato attuale, restano scenari previsionali.
Fonte Ansa

