Una regola per il futuro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 4:00

C'è un grande scontro nella nostra società sul fenomeno che vede migliaia e migliaia di persone arrivare nei porti italiani alla rinfusa, trasportati da fuorilegge che realizzano lauti guadagni dal traffico di essere umani. Nei villaggi del Continente africano ci sono persone che promettono l’arrivo in Europa, di cui si fanno garanti, con viaggi sicuri ed agevoli, ed una volta sbarcati, una realtà di grandi opportunità e comunque interessanti. Anche in Italia alla fine della seconda guerra mondiale, c’erano delle organizzazioni informali per agevolare la emigrazione  verso i paesi più ricchi d’Europa, del nord e sud America, come in Australia. I nostri giovani sognavano di fare fortuna e desideravano comunque di recarsi in paesi esotici, alla ricerca di avventure nuove nella propria vita:  proprio come i giovani africani. Ma c'è una grande differenza tra quelle esperienze e quelle di cui parliamo oggi. La nostra emigrazione era regolata e controllata dai Paesi che ci accoglievano. Dunque il governo italiano e l’Europa devono fare esattamente quello che facevano e fanno altri Paesi: devono stabilire quante persone possono interessare le nostre imprese, con quali qualifiche, con quali garanzie, con quali modalità entrano in Italia ed Europa. È perciò utile che in collaborazione con i Paesi africani, si possano promuovere corsi professionali e per l’apprendimento delle lingue dei rispettivi paesi d’interesse.

Non fare il minimo di queste operazioni ed attività minimali, ci spinge a storture gravi verso chi emigra e verso chi accoglie: in primis la sicurezza come il disagio che viene strumentalizzato da politiche senza scrupoli. Ma va detto che senza scrupoli sono anche coloro che pensano che questi flussi migratori possano proseguire come sono avvenuti finora. È bene ricordare che la crescita demografica dell’Africa raddoppierà nel prossimo trentennio, mentre in Europa per il fenomeno inverso di una caduta verticale delle nascite occorreranno per le imprese circa 50 milioni di lavoratori che diversamente mancherebbero per le produzioni. Allora meglio darsi una regolata. 

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