Un dilemma

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Qualche milione di italiani, nei fatti, vive di politica e difficilmente si discute di questo fatto banale. Non sono solo coloro che esercitano ruoli di rappresentanza nei quartieri delle grandi città, nei comuni piccoli, medi e grandi, nelle regioni, nei parlamenti nazionale ed europeo. Già tutte queste persone fanno un gran numero con l’aggiunta di assistenti, staff, portaborse che siano, già è una popolazione. Al conto numerico di costoro, bisogna aggiungere tutti coloro che vivono nell’area economica giustificata da concessioni, convenzioni, autorizzazioni, di controllate da autority varie, come nella sanità, nelle autostrade: insomma praticamente tantissimi servizi la cui sorte è decisa solo dalla politica. Poi come non aggiungere gli assistiti (qualche milione), e i sovvenzionati: un esercito sterminato ed assortito. Questa area così vasta di persone, che in definitiva non vive nel campo della competizione economica, non può  per natura essere molto sensibile ai problemi di innovazione e di ricerca della produttività. Mi sono chiesto da tempo del perché, nonostante le bellezze naturali e le ricchezze monumentali, siamo solo quinti nella graduatoria dei paesi visitati da turisti, del perché i problemi della spesa pubblica e del debito pubblico sono mal gestiti, del perché siamo l’unico paese OCSE incapace di recuperare il terreno perso durante la crisi iniziata nel 2008. Un amico mi ha dato una spiegazione, che è la seguente: “Quando a decidere di come spendere i soldi, non sono coloro che li producono, non possono che venire guai”. Un dilemma… Sarà così?

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