La solidarietà e sussidiarietà per il bene di tutti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:43

In Italia, è risaputo, l’instabilità in politica è una regola. Dopo la fine della cosiddetta Prima repubblica,  non c’è stata più pace. Da allora abbiamo visto alternarsi decine di personaggi che, all’inizio della loro esperienza, hanno ottenuto copiosi consensi che facevano pronosticare un lunga stabile leadership. Ma immancabilmente, nel volgere di poco tempo, ecco che al loro posto si vedeva spuntare un altro leader capace di attrarre consensi, con la stessa consistenza e rapidità di chi l’aveva preceduto. È una constatazione che anche questa ultima stagione non smentisce le altre. In questi ultimissimi tempi, delle nuove grandi aggregazioni esistenti, una già sta seguendo le sorti delle altre precedenti, mentre l’altra veleggia verso mete sempre più alte; almeno per il momento. Ma quale è la natura di questo moto perpetuo in politica? Due sono le dinamiche principali. A capo dei partiti ci sono capi sostanzialmente solitari, gli organismi non rappresentano il pluralismo ma solo la cerchia di persone che confermano comunque la leadership. Nella sostanza chi non è d’accordo su qualcosa viene isolato, quando non viene messo fuori. Dunque, non ci sono più partiti, per come li abbiamo conosciuti nel passato, e per come li conosciamo tuttora nei paesi europei a lunga esperienza democratica, e per come li ha disegnati la nostra Costituzione.

L’altro aspetto riguarda la forte volubilità dell’elettorato, così come di chi fa politica: sindaci, consiglieri regionali, parlamentari nazionali, le burocrazie politiche. Il fenomeno è davvero vistoso: appena emerge un leader vincente, ecco che il cambio di casacche è pressoché praticato da più della metà del ceto politico. Credo che la instabilità politica che duri oramai da molti lustri, riguardi la crisi del sistema di rappresentanza; cioè la rimozione del pluralismo dalla cultura politica, con la conseguente rovina della democrazia rappresentativa. Quest’anno ricorre il centenario dell’appello ai ‘liberi e forti’ di don Sturzo, per la costruzione dei fondamentali pilastri su cui far poggiare la attività sociale e politica dei cristiani  in quell’epoca. Quell’appello ha espresso una forza morale e culturale su cui ha progredito il nostro paese. Ho la convinzione ferma, che quelle indicazioni, sono profezia anche per questa epoca, e possono esercitare la stessa potenza del passato, ma alla condizione che ciascuno di noi sia disposto ad avere lo stesso coraggio e costanza di chi ci ha preceduto. L’opportunismo e il trasformismo avvelenano il corpo sociale, che invece avanza nella limpidezza della proposta che indica la prosperità da raggiungere, attraverso la cooperazione tra persone come tra Stati. Insomma non c’è alternativa alla solidarietà sostenuta dal principio della sussidiarietà, come motore principale per lo sviluppo dell'umanità.

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