Corsi e ricorsi di mala giustizia

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Ho letto l’intervista della signora Elena, madre di Filippo Penati, ex presidente della provincia di Milano ed ex braccio destro di Bersani quando era nel Pd, morto nell’ottobre scorso a causa di un male incurabile, che lo stesso Penati ha dichiarato pubblicamente essere stato provocato dalle ingiuste accuse di corruzione e concussione, dalle quali poi è stato assolto. Un lacerante e amorevole racconto delle vicissitudini del proprio figlio. Elena Penati, per sostenere la ingiustizia subite  dal proprio Filippo, racconta di una vita poco dispendiosa e dell’alloggio di 50 metri quadri dove è vissuto ancora prima di morire. Il racconto mi ha dato un vuoto allo stomaco ed una infinita tristezza. Sarà perché ho letto queste dichiarazioni dopo aver visto ieri sera il film sulle false accuse fatte all’ebreo Dreyfus, il capitano dell’esercito francese di fine 800, accusato ingiustamente di spionaggio a favore di potenze straniere zoppo per pregiudizio religioso: andato in carcere e dopo lunghi anni scagionato. Ma stessa sensazione ebbi quando da ragazzo lessi la tragica esperienza si Sacco e Vanzetti accusati ingiustamente dalla Giustizia americana agli albori del novecento di omicidio, solo perché anarchici poi furono giustiziati. Analoga esperienza per il famosissimo Enzo Tortora, presentatore televisivo colpito da un evidente errore macroscopico giudiziario, anche lui assalito dal dolore e morto per un male incurabile. L’elenco di persone ingiustamente incriminate per pregiudizio o perché famosi ed impegnati in politica potrebbe essere infinito. Queste vicende sono esperienze laceranti e drammatiche e dovrebbero spingerci a considerare che sono letali per il senso di giustizia presenti in un popolo. Ma la giustizia è un bene inestimabile per una comunità democratica, quando dà cattiva testimonianza attraverso il suo operato oltre a colpire la sacra libertà ed inviolabilità di una persona onesta, è un colpo di maglio per la credibilità della Democrazia.

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