GIOVEDÌ 29 AGOSTO 2019, 05:00, IN TERRIS

Chi non vuole vedere non vede

RAFFAELE BONANNI
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Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
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ome era nei pronostici, il Governo nuovo si farà con un sospiro di sollievo per la maggioranza degli italiani, che hanno intuito istintivamente i rischi di un vuoto di potere. Infatti secondo me, al punto in cui si è arrivati, aldilà dei tifosi delle diverse posizioni, i cittadini più lontani dalle tifoserie politiche, hanno auspicato un Governo qualsiasi purché ci possa evitare sciagure oltre quelle che si sopportano da qualche tempo a questa parte. D’altronde, il guazzabuglio italiano è diventato alquanto problematico già dalla inaugurazione di questa legislatura che ha visto i 5 stelle, che avevano ossessivamente rassicurato che il loro disegno era di non allearsi con nessuno sino a quando avrebbero ottenuto la maggioranza assoluta, senza battere ciglio procedere a fare maggioranza con la Lega, mentre quest’ultima, affiliata tradizionalmente al centrodestra e vincolata con Forza Italia e Fratelli d’Italia per la elezione dei propri candidati nei collegi uninominali, finita la campagna elettorale ha subito dialogato con i grillini per fare coalizione di governo.

Ora in questi giorni, la improvvida mossa di Salvini di muovere la sfiducia a Conte, e la veloce scelta dei pentastellati di trovarsi un nuovo alleato, dovrà pure spingerci a qualche riflessione ed conseguentemente a nuove decisioni come cittadini. Per anni ed anni, ci hanno ripetuto ossessivamente che oramai gli italiani erano convinti del bipolarismo: da una parte la sinistra e dall’altra la destra appena attenuate da un piccola e rispettiva componente centrista. Ma giunti ai giorni d’oggi che senso ha il bipolarismo, datosi che oramai non sono le più le appendici dei grandi schieramenti bipolari ad organizzare il salto della quaglia, ma ormai lo fanno direttamente i grandi? Allora meglio andare verso il proporzionale puro, in modo che almeno il gioco diventa più trasparente e più coerente con il funzionamento di una democrazia parlamentare. Infatti dall’inizio della legislatura le dinamiche utilizzare sono tipiche di quel sistema. Si ripristini anche il sistema di elezione con le preferenze. Vale la pena ricordare che le preferenze si usano per l’elezione dei consiglieri comunali, regionali, e per i deputati europei, ma chissà perché non per eleggere i parlamentari nazionali. Certo, attraverso le cooptazioni, le piattaforme digitali ed anche le primarie, di fatto a decidere sono i vertici nazionali di partito. Ma perché si continua a non vedere la differenza che passa tra i deputati eletti con le preferenze e quelli indicati ed eletti dalle nomenclature dei partiti? Sicuramente alla base di tanti problemi della rappresentanza politica, questo aspetto ha avuto un grande ruolo. Ma ne ha risentito molto anche l’attenzione al voto, che oramai ha raggiunto la preoccupate dimensione della metà dell’elettorato. Infatti, spessissimo non conoscendo i candidati propinati, si preferisce non votare. Dunque, solo chi non vuole vedere non vede.

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