Attenti al veleno delle avventure

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C'è un clima avvelenato nel paese che non è rassicurante. In ogni epoca ci sono degli eccessi verbali e talvolta anche oltre tra gli avversari, ma riguardava i comportamenti di una minoranza. La maggioranza degli elettori e delle classi dirigenti politiche, in passato, pur coinvolti emotivamente nel confronto tra realtà di segno e opinioni opposte, sapevano mantenere un self control in piazza, nelle assemblee pubbliche, come in Parlamento. Ma da qualche tempo, coloro che mostrano equilibrio, che rispettano l’avversario e non lo criminalizzano, sono con molta evidenza una ristretta minoranza e sembrano provenire da un altro pianeta. Ma è possibile che sia così difficile intendere che, continuando così, oltre a devastare il tessuto civile della coesione nazionale, il governo nazionale, le amministrazioni regionali e comunali, più che essere luoghi dove si amministrano gli interessi pubblici, diventano i luoghi privilegiati nel farne strumenti di parte e dunque inservibili per le persone? Tutti parlano in nome del popolo, ma a nessuno viene in mente una banalità: il popolo è fatto di persone diverse per cultura, pensiero, opinione, interesse, identità. Dunque il popolo è di per se plurale e la politica, quella buona, nel riconoscere questo valore intrinseco, sa tramutare questo valore nella forza che lo preserva dalle avventure ideologiche che tristemente gli italiani ed europei hanno già conosciuto attraverso il fascismo e il comunismo. È evidente che nel nostro paese occorre dare corso ad una iniziativa culturale: quella di opporci con una battaglia pacifica a ogni eccesso verbale e non, a ogni attentato contro il pluralismo; convinti che tutto ciò che si muove in questo senso, alla lunga ci riporti nell’inferno delle avventure già vissute. 

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