Wall of Dolls: dalla parte delle donne

L'intervista a Francesca Carollo, presidente dell'associazione Wall of Dolls che lotta contro la violenza sulle donne

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Conosciuta da anni dai telespettatori di diverse trasmissioni televisive di successo, come Quarto Grado o Pomeriggio 5, di cui è ospite fissa, Francesca Carollo è nota anche a chi segue i programmi di Paolo Del Debbio, con cui ha lavorato per oltre dieci anni. Giornalista d’inchiesta, voleva diventare avvocato, Francesca. Ma la vita l’ha portata a confrontarsi con sfide in un settore diverso, seppur vicine alla sua innata passione per la ricerca della verità e della giustizia. Forse tutti conoscono un altro aspetto della vita di questa donna che oltre alla testa mette il cuore in tutto ciò che decide di fare. Francesca è infatti molto impegnata sul fronte sociale, in special modo da quando è diventata presidente di un’importante associazione nazionale che lotta contro la violenza sulle donne e che si chiama Wall of Dolls, il “Muro delle bambole”.

“Fin dal primo giorno nel quale mi sono occupata di cronaca ho compreso che il mio dovere era di riportare verità e giustizia a chi non aveva più voce, alle vittime, ai parenti sopravvissuti, a chi urlava il proprio dolore e chiedeva risposte” racconta. “I grandi casi di cronaca che ho seguito in questi anni mi hanno insegnato ad approfondire, a non fermarmi mai alla prima impressione, a leggere tutte le carte, a prendere in considerazione entrambe le facce di un racconto, per poter dare al pubblico un’informazione il più completa possibile. Al tuo pubblico, a chi ti segue devi dire sempre la verità, anche quando è scomoda o non scontata”.

Quanto deve alla sua formazione universitaria?

“Credo che la mia formazione legale mi abbia aiutato moltissimo, ma poi l’aver lavorato “sulla strada” come inviata per tanti anni, mi ha dato la capacità di comprendere le situazioni e di cercare di avere sempre un approccio il più possibile delicato, ma professionale al dramma e al dolore degli altri. Oggi, oltre a ruolo di inviata, rivesto anche quello di opinionista, cercando di dare sempre un punto di vista diverso e il più possibile approfondito nelle tematiche di cronaca che affrontiamo nei programmi televisivi”.

Con la sua associazione promuove il sostegno attivo verso chi subisce violenza. Quanto conta l’impegno quotidiano su un tema di cui si parla diffusamente spesso solo il 25 novembre, Giornata Internazionale per la Lotta contro la Violenza sulle Donne?

“La lotta contro la violenza sulle donne è un tema che mi sta a cuore da tanti anni, ecco perché con Jo Squillo e Giusy Versace abbiamo fondato Wall of Dolls, che oggi è diventata una ONLUS che tutela le vittime di violenza sopravvissute o i bambini di chi non c’è più. Tenete conto che lo Stato non c’è, non esiste, non aiuta le vittime che sono abbandonate a loro stesse. È lì che intervengono le associazioni, le ONLUS, il volontariato, i centri antiviolenza, che con tutti i loro limiti sono un vero e straordinario supporto alle donne. La realtà di questi anni di lavoro nella cronaca mi ha dimostrato che denunciare è molto difficile, ma nonostante questo ancor oggi sono convinta che le donne debbano trovate il coraggio di farlo. Che bisogna uscire dalle spirali di violenza, che bisogna andarsene da chi dice di amarti e invece ti picchia, da chi dovrebbe proteggerti e invece ti fa del male. Perché un’altra via è possibile. L’ho visto nelle tante donne che siamo riusciti ad aiutare in questi anni con Wall of Dolls. Donne picchiate, massacrate per un granello di sale sbagliato nella pasta, per un rossetto, per il desiderio di lavorare e di rendersi indipendenti. Donne che hanno avuto il coraggio di liberarsi e che oggi riescono a vivere vite meravigliose. Wall of Dolls inoltre agisce con tante iniziative culturali, come manifestazioni di piazza, la produzione di libri e documentari (ne abbiamo presentati quattro alla Mostra del Cinema di Venezia), perché siamo convinte che solo partendo dalla cultura e dall’educazione si possa interrompere questa spirale di violenza. Ricordo che in Italia una donna su tre è stata vittima di violenza e che una donna ogni tre giorni è vittima di femminicidio, nell’80% dei casi da parte di mariti o conviventi”.

I finanziamenti al comparto della sicurezza sono sempre scarsi ed è anche per questo le vittime di violenza esitano a denunciare. Come si può, collettivamente, sanare una situazione che viene sempre messa indietro nell’agenda di governo?

“Questo è un problema per il quale non mi stancherò di combattere. Dal governo tante belle parole, ma pochi fatti, tant’ è vero che c’è tutto un mondo sociale che per fortuna aiuta le donne che sono lasciate sole. Penso il caso di Maria Antonietta Rositani, una bellissima donna di Reggio Calabria: tutte le sue denunce erano state inascoltate, finché il marito non le ha dato fuoco una mattina, pedinandola, dopo che lei aveva portato i figli a scuola. Addirittura la sua ultima denuncia giaceva non letta nell’ultimo cassetto di una caserma dei carabinieri. E poi penso ai soldi, troppo pochi, che lo Stato destina ai figli delle vittime: briciole, per ragazzi che crescono senza madre e spesso con il padre, il carnefice, in carcere”.

Dopo due anni di pandemia, lo scorso 8 marzo con la sua associazione ha organizzato un evento in presenza. 

“Abbiamo raccolto fondi per le donne vittime di violenza. Un evento in cui sono state raccontate tante testimonianze di persone che sosteniamo, ma anche con un po’ di spettacolo per alleggerire un quotidiano che ogni giorno è sempre più tetro, e un modo per rendere consapevoli le persone del tema drammatico, e purtroppo sempre attuale, della violenza. Una serata che abbiamo dedicato alle donne ucraine che lottano, resistono, fuggono, muoiono, partoriscono, aiutano e tutte le donne del mondo che si battono, in pace, per un mondo migliore”.

Pubblicato sul settimanale Visto

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