Un taccuino luminoso per raggiungere Dio (VIDEO)

Fede e speranza racchiuse in un taccuino da portare sempre con sé nei momenti di rifugio spirituale. Per le persone sole e per quelle che vogliono ritrovarsi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:16

Chi nella vita non ha mai avuto un taccuino dove appuntare ciò che accade nella vita? Il taccuino rappresenta un piccolo diario segreto, ma soprattutto una bussola che indica passo dopo passo che direzione prende il proprio cammino per arrivare alla meta che ognuno desidera raggiungere nella propria vita. Un taccuino si consulta ma anche quel rifugio personale dove appuntare le proprie riflessioni, per far diventare il cammino un momento di raccoglimento durante un viaggio che, per sua natura, invita alla meditazione e all’intima spiritualità, soprattutto per quelle persone che possono attraversare un periodo di solitudine oppure per le persone più introverse. Per questo nasce il “Taccuino luminoso del pellegrino. Passi evangelici per il cammino”. “Questo strumento è nato dal desiderio profondo di offrire un vademecum agile, semplice e chiaro che accompagni il pellegrino nel cammino fisico, ma con attenzione specifica alla dimensione spirituale – spiega l’editore Ediciclo -; 36 miliari o tappe suddivisibili facilmente in settimane di cammino, scandite da sei giorni di movimento rigenerante e uno di riposo per godere le meraviglie della creazione”.

Suor Naike Monique Borgo, coautrice del testo lo presenta per i lettori di Interris.it

Per approfondire il significato del taccuino e del cammino Interris.it ha incontrato una delle autrici di questo libro Suor Naike Monique Borgo collaboratrice dell’ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza e vice direttrice dell’ufficio comunicazioni sociali della stessa diocesi.

“Il taccuiono è un progetto a più voci e più mani, cosa che a me è sempre piaciuta. L’idea nasce da un’intuizione di Raimondo Sinibaldi direttore dell’ufficio pellegrinaggi della diocesi di Vicenza e con lui abbiamo coinvolto in questo progetto una nostra amica di Pisa, Antonella Anghinoni, perché con competenze diverse abbiamo deciso di raggiungere anche pubblici diversi, con l’obiettivo di trovare una forma molto snella e agile che potesse incontrare esempi di vita più diversi per affrontare un cammino e un viaggio che fosse un pellegrinaggio. Siamo persone di età diverse e questa diversità ha fatto si che ognuno pensasse ad un aspetto particolare. Io per esempio ho pensato molto ai giovani che per sensibilità volevo che fossero i destinatari privilegiati di questo libro. Alla fine però è nato un prodotto valido per qualsiasi cuore e qualsiasi piede perché vuole essere uno strumento che accompagna e non ha la pretesa di essere esaustivo, ma ha la pretesa di stimolare una riflessione per un cammino interiore. In questo senso, forse anche chi si sente ultimo o è ultimo perché è estromesso dalla società può sentirsi riconosciuto lì perché di fatto la proposta che facciamo noi è quella di confrontarsi con un Gesù rigenerante, un maestro che incontra chiunque e per chiunque intendo in particolare coloro che erano esclusi dalla società e dai posti migliori anche ai tempi di Gesù stesso. Io non avevo pensato ad una destinazione in questo senso però effettivamente un cuore che ha bisogno di sentirsi consolato può trovare una rispondenza anche in questo Dio itinerante che ti viene a cercare“.

Qual è significato del cammino nella tua vita, ti senti ancora in cammino? Hai chiara la meta?
“La meta c’è, poi ognuno la declina a modo suo nella vita. Per me la meta è l’incontro con il Signore, l’incontro definitivo. L’idea del cammino però a prescindere dalla meta mi piace molto, perché credo che la strada mi rappresenti personalmente. É un crocevia di vite e anche di possibilità oltre che di ostacoli. Per questo trovo che sia davvero stimolante anche l’idea di abitare la strada e il sentiero”.

Pandemia e cammino, come li accosta?
“Io distinguerei chi ha un cammino di fede da chi ha un altro tipo di esperienza. Credo che per tutti sia valida la proposta di una riflessione di un cammino interiore che ci faccia valorizzare quanto abbiamo imparato durante l’esperienza della pandemia. Io trovo che sia stato un tempo comunque privilegiato in cui pur nella disperazione, nel dolore e nella sofferenza, senza negare tutto questo, credo che comunque ci sia stato dato un tempo su cui riflettere per capire quali sono le nostre priorità nella vita e quali sono i valori su cui vogliamo fondare la nostra vita. Questo è già un percorso che una persona fa poi il pellegrinaggio diventa un pellegrinaggio del cuore. Il pellegrinaggio in fondo serve per attivare un approfondimento della propria fede”.

Questo libro può essere anche una guida di fede?
“Io credo di si anche se non vuole essere qualcosa di esaustivo perché non ha questa pretesa. Io in questo tempo di pandemia, in cui abbiamo dovuto rimandare l’uscita del taccuino, l’ho immaginato e desiderato anche per chi magari ha soltanto un pomeriggio o si dedica un pomeriggio nella frenesia della vita quotidiana ritagliandosi qualche ora di tempo per stare con la Parola e con se stessi. Io credo che anche per questo possa essere uno strumento utile”.

Quanto l’uomo solo può essere aiutato se inserito in un cammino di fede?
“C’è una solitudine che è esistenziale e quindi fa parte di ogni persona indipendentemente dalla scelta che ognuno compie come scelta di vita, poi c’è una solitudine che ha bisogno di essere abitata perché è una solitudine anche sana, che ci fa conoscere. Poi c’è una solitudine che potrebbe essere bloccante allora in questo senso credo che la comunità cristiana e civile possano essere strumento di apertura del cuore per una testimonianza di confronto sano. La vita ti compone e ti scompone continuamente perché il mondo non ti lascia mai indifferente. Credo che per un credente, in modo particolare la comunità, diventa il luogo in cui bisogna rafforzare la propria fede e in cui si riceve la testimonianza degli altri e allo stesso tempo si impara a dare anche una testimonianza. Ci si confronta e un gesto piccolo che fa una persona può essere quell’insegnamento che ti cambia il cuore e la giornata”.

Cosa significa oggi essere pellegrino di Dio?
“Essere pellegrini di Dio significa essere cercatori di Dio, essere coloro che non smettono mai di cercarlo nella loro quotidianità e nel loro cuore. Secondo me è l’avventura più bella che da quando è iniziato il mio cammino spirituale non si è più fermato ed ha assunto anche una serie di sfaccettature che non avrei mai immaginato. Scegliere di essere pellegrina di Dio è una scelta che mi ha completamente scombussolata, stravolgendo me e la mia vita, ma non potevo fare scelta più bella”.

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