Transizione ecologica, come rendere la società più green e migliore

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I gas serra rappresentano quelle sostanze presenti nell’atmosfera i quali lasciano passare molte delle radiazioni che dal Sole giungono alla Terra, ma che trattengono parzialmente le radiazioni infrarosse emesse dalla stessa. Il riscaldamento globale è in larga parte causato dall’aumento dei gas serra nell’atmosfera, a sua volta provocato in larga parte dalle attività umane.

Le cause delle emissioni inquinanti e del riscaldamento globale

Secondo le ultime stime pubblicate dall’IPCC ossia il Gruppo Intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, i settori che contribuiscono maggiormente alle emissioni globali di gas serra e al conseguente aumento del riscaldamento globale sono: per il 25% la produzione di elettricità, la combustione di carbone, gas naturali e petrolio, per il 24 % l’agricoltura, l’allevamento e la deforestazione, il 21% dall’industria, il 14% dai trasporti, il 6% dal consumo di combustibili fossili per utilizzo commerciale residenziale ed il 6% alla produzione di cibo che viene poi sprecato.

In particolare, per quanto riguarda le emissioni inquinanti nei diversi paesi del mondo, il 28% delle stesse riguarda la Cina, il 15% gli Stati Uniti, il 6% l’India, il 5% la Russia ed il Giappone il 4%. Invece l’Unione Europea, con i 28 paesi membri, rappresenta il 9% delle emissioni totali con l’Italia che si attesta attorno all’1%.

Il Green Deal e la Legge europea sul clima

Rispetto a quanto detto fino ad ora, il cosiddetto Green Deal proposto dalla Commissione Europea e la Legge europea sul clima entrata in vigore il 29 luglio 2021 a cui ha fatto seguito il pacchetto denominato Fit For 55, al fine di proteggere, promuovere e ripristinare l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, contrastare la desertificazione ed arrestare il degrado dei suoli hanno sancito l’intento di ridurre del 55% le emissioni a causa dell’ effetto serra, raggiungere un utilizzo di energia rinnovabile pari ad almeno il 32%, aumentare l’efficienza energetica di almeno il 32,5% ed arrivare alla cosiddetta neutralità climatica, ossia avere un impatto climatico pari a zero, entro il 2050.

Per raggiungere questi obiettivi e frenare il riscaldamento globale è necessaria una transizione ecologica che si basi su un nuovo modello economico e sociale di sviluppo che metta al suo centro la salvaguardia dell’ecosistema attraverso incremento della cosiddetta economia circolare, ossia un modello di sviluppo che metta al centro condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo e generare così ulteriore valore economico e sociale.

L’impegno della Cisl e il pensiero del Segretario Confederale Angelo Colombini

Su questi temi l’impegno delle parti sociali e delle organizzazioni sindacali è massimo tanto che, a questo proposito, la Cisl ha pubblicato un volume dal titolo Transizione ecologica, energetica e lavoro a cura di Angelo Colombini, Cosmo Colonna e Antonello Assogna con la prefazione del Segretario Generale Luigi Sbarra in cui si esemplificano molte delle sopra citate tematiche. In particolare, in riguardo all’economia green e al correlato sviluppo dell’economia circolare, il Segretario Confederale della Cisl Angelo Colombini ha detto: “Per rafforzare un’economia che sia rigenerativa, occorre essere coscienti della transizione da compiere, accompagnando lavoratori, istituzioni e imprese in questa trasformazione, con pragmatismo e coerenza negli anni a venire da parte di tutti, a cominciare dal singolo cittadino. Occorre continuare a rafforzare la quantità ma soprattutto la qualità delle raccolte differenziate, per poterle valorizzare al meglio, proseguendo su quel sentiero di sensibilizzazione che ha già coinvolto in maniera positiva milioni di persone.

Tuttavia, arrivato il momento di affrontare il problema non più con gli slogan e i buoni propositi, ma con azioni concrete, che vedano il sindacato, gli imprenditori, gli enti locali e il governo collaborare per definire un unico piano di azione da realizzare al più presto, affinché l’economia circolare sia la bussola del cambiamento e del rilancio del paese, dopo aver subito la più grave crisi economica del dopoguerra per effetto della pandemia in corso. Se è vero che queste rinnovate impostazioni industriali cambieranno il modo di produrre nell’arco di pochi anni, allora occorre che si favorisca questo cambiamento, agevolando le imprese più virtuose sostenibili, ma supportando anche la formazione dei lavoratori per la loro continua riqualificazione. Investire sull’economia circolare vuol dire avere un’unica strategia, che pone al centro la persona, le sue competenze e il suo lavoro, oltre a salvaguardare la salute di chi lavora e l’ambiente che ci circonda”.

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